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lunedì 19 giugno 2017

La ricerca dell'ignoto tra errori, limiti, possibilità

La domanda che ha posto un freno al mio vecchio modo di operare, quella che mi ha fatto letteralmente cambiare strada, è la seguente:

Come indago in un ambito nel quale il soggetto indagato non è nella mia dimensione spazio temporale?

Il ghost hunting non è più idoneo, le sue tecniche diventano rudimentali e ridicole, per questo ho già accennato che tale indagine è utile solo nella fase di accostamento allo studio dei fenomeni.
Un altra domanda che subito dopo ci si pone è questa:

Serve una laurea specifica per essere un ricercatore?

Certamente lauree in specifiche materie scientifiche sono indispensabili se si vuole portare la ricerca in ambienti accademici.
Essere un ricercatore non è direttamente legato al possedimento di una laurea, potreste essere dei geni matematici e risolvere equazioni difficilissime pur non avendo alcuna laurea, potreste parlare 8 lingue differenti non possedendo una laurea in lingue e letteratura straniera, ed ancora potreste conoscere la storia di un luogo x in maniera profonda e completa pur non possedendo una laurea in storia.
La laurea serve se si intende “professare” una determinata materia, come prova delle conoscenze acquisite in modo tale da dimostrare di poter trasmettere quella sapienza a studenti che si affidano al vostro operato.
Chi ricerca dovrebbe farlo per 2 ragioni:
1) per se stesso;
2) per la comunità umana;
Altre ragioni sono a mio avviso solo conseguenza dell'ego o di risultati altamente attendibili, ma di ciò, oggi, difficilmente qualcuno potrebbe vantarsi.

Tornando alla prima domanda, consci che a questo punto non è ammissibile definirsi o farsi definire Ghost Hunters, occorre ricordare quanto accennato fin ora in miei precedenti articoli, su:
Dimensioni parallele;
Wormhole;
Radiazione elettromagnetica ecc..

Tutti campi di ricerca che necessiterebbero, per essere affrontati e rapportati al mondo dell'ignoto, di:
Laboratori opportunamente allestiti;
Figure professionali in campo tecnico analitico;
Strumenti e software anche molto costosi;
Ingegno e curiosità;
Uno studio multidisciplinare;

Analizzeremo adesso qualche tecnica utile alla nuova ricerca, certamente da valutare ma un buon punto di partenza, abbiamo già parlato di fotografia Kirlian e biofotonica, quindi tentiamo di capire come sfruttare al massimo ciò di cui potremmo più facilmente disporre.

Tecniche nuove?
No, non siamo ancora pronti, quindi ci concentreremo su tecniche vecchie ma rimaste al di fuori del grande schermo, estranee alla ricerca del “Ghost Hunter” poiché non essendo state utilizzate in TV, mezzo che ha diffuso la moda, non sono mai state neppure considerate.
Abbiamo accennato alla possibilità materiale della mente umana di creare entità di tipo psichico ma in grado di manifestare la loro presenza sul piano dimensionale umano.
Molte menti potrebbero salvare il mondo?
A mio avviso si, ma questo è un altro discorso da approfondire in un libro a se stante.

Se la mente crea un immagine, un essere, questo potrebbe essere ripreso?

Domanda che mi sono posto nel momento in cui ho studiato le varie leggende e teorie sulle famose e già citate “Forme Pensiero”.
A mio avviso dovrebbe essere possibile e capire come fotografare o comunque registrare il fenomeno, potrebbe aprire la strada alla registrazione di X anomalie di presunta origine paranormale.

Pochi sanno che da circa 2 secoli la scienza studia e si occupa di fenomeni paranormali, soprattutto quelli legati ai medium o comunque a manifestazioni di tipo E.S.P. (Extra-sensory perception).
Tra questi vi è, oltre la psicocinesi a tutti nota, manifestazioni di suoni e parole, immagini, esseri che sembrano perfettamente dotati di corpo e consistenza ecc..
Nell'ambito di questi studi deve aver origine la ricerca di chi intende scavalcare il blocco imposto dal ghost hunting.
Bisogna tener conto che già intorno al 1931 a seguito di esperimenti portati avanti dal Dott. Osty, si dedusse che la «sostanza» invisibile, che agisce nei fenomeni di telecinesi, risulterebbe visibile in maniera più o meno opaca ai raggi infrarossi.
Per la prima volta quindi, in ambito scientifico, si poté sperare di osservare l'invisibile che era chiaramente sinonimo di “inesistente”.

Molti dunque provarono a fotografare l'aura umana o addirittura l'eventuale anima a seguito della morte fisica dell'essere vivente, l'energia cosciente, questa si cercava.
Un altro sistema di dimostrazione scientifica di ciò che continuava, comunque, ad essere ritenuta materia parascientifica o al massimo filosofica, fece nascere molte speranze nel 1934 a seguito degli studi dell’americano Dott. R.A. Watters, il quale, nel suo libro The Intra- Atomic Quantity, sostenne di essere riuscito a fotografare il corpo eterico di grilli, topi ed altri esseri animali da egli esaminati grazie alla «camera Wilson», strumento utile solitamente negli esperimenti di disintegrazione della materia, per fotografare le traiettorie degli elettroni e delle altre particelle atomiche. A seguito di altri esperimenti però lo stesso Dott. Watters dovette ammettere che il «corpo eterico» non c’entrava nulla con l'immagine ottenuta e che la nebulosità osservata era dimostrabile con la luminescenza prodotta dai gas ionizzati emessi dai corpi degli animaletti esaminati.

In ogni caso i 2 fattori ritenuti sempre molto importanti sono: la presenza di gas ionizzati e la radiazione ultravioletta che spesso renderebbe visibili questi ed altri elementi normalmente invisibili.

Alcuni esperimenti da me condotti sono stati strutturati in tal modo:

1) Ho creato un ambiente idoneo, privo di ostacoli e rilassante, più o meno isolato da rumori esterni.
2) Ho posto un mio collaboratore ad una certa distanza da un telo bianco fotografico, il soggetto era seduto su di un comodo sedile.
3) l'intera stanza è stata illuminata da tubi fluorescenti UV e sono state poste videocamere prive di filtri e software anti-UV, ergo capaci di catturare la specifica radiazione luminosa e tutto ciò che con essa potesse essere reso visibile su foto.
4) Si è chiesto all'assistente seduto di concentrarsi intensamente su una specifica figura, al fine di immaginarla come materiale e tangibile, posta su un tavolino tra egli ed il telo bianco.
I risultati ottenuti non possono essere definiti positivi, ciò in quanto le foto non hanno evidenziato figure anomale aventi la specifica forma richiesta.
È stato però chiaro che qualcosa ha influenzato comunque i risultati, le foto scattate durante l'esperimento apparirebbero “disturbate”, leggermente o in tutto sfocate.
La mia intuizione è stata alla base di questo “esperimento”, che procederà con altri tipi di radiazioni UV ed altri filtri fotografici.

Anche la radiazione IR rappresenta un buon punto di partenza, poiché in effetti è facilmente registrabile, come L'UV, con strumenti non proprio irraggiungibili.
Come dovrebbe essere chiaro ormai a tutti, la luce visibile è costituita da emissioni con una lunghezza d'onda compresa tra i 400 e i 750nm, dal colore viola al rosso, passando dal ciano, verde, giallo e arancio.
Prima del viola e quindi dei 400nm c'è la radiazione ultravioletta e le altre radiazioni di luce non visibili.
Dopo il rosso (750nm) c'è la radiazione infrarossa,sempre invisibile, che si estende in maniera continua.
Con l'aumentare della lunghezza d'onda le radiazioni si manifestano prima come onde termiche, poi come onde radio.
Molti ricercatori utilizzano macchine fotografiche a pellicola e pellicole, a loro volta, sensibili agli IR, in realtà i sensori delle fotocamere digitali sono molto sensibili alla radiazione infrarossa, tanto da poter registrare radiazioni fino a 1.200nm, ben oltre i 750nm del rosso visibile.
Normalmente ciò sarebbe considerato un difetto, causerebbe l'ottenimento di fotografie non conformi “alla realtà percepita”, ergo vengono solitamente montati filtri utili a bloccare il più possibile la radiazione IR ripresa.

Alcuni degli scatti fotografici più interessanti che ho esaminato, li dove la presunta entità risultava visibile solo alla fotografia IR e non all'occhio nudo, avevano 2 caratteristiche in comune: il 50% delle forme anomale riprese apparivano nere, come ombre, nel restante 50% apparivano biancastre e fumose.

A mio avviso ciò dipende, ancora una volta, dalla concentrazione di vapore acqueo e dalla grandezza delle “goccioline” di acqua in sospensione.

L'acqua assorbe la maggior parte della radiazione IR, mentre il filtro IR al contempo assorbe tutta la luce riflessa nel visibile, ed è per questo che appare “nera” nelle foto IR.

Detto ciò si apre un mondo di interrogativi e problemi da risolvere, primo tra tutti l'identificazione del giusto filtro da utilizzare.
Solitamente si utilizzano filtri neri per bloccare la radiazione visibile, questi fanno passare la radiazione luminosa non visibile a partire da una certa lunghezza d'onda.
La fotografia scientifica necessita di determinati filtri, a diverse lunghezze d'onda filtranti, ciò poiché cambiano di volta in volta le risultanze sulla fotografia, perché la radiazione infrarossa a seconda della sua lunghezza d'onda, è in grado di penetrare nella materia, organica o inorganica, ad una certa profondità.

Per ovviare a ciò occorrono vari tentativi e l'utilizzo di diverse apparecchiature fotografiche filtrate in maniera differente, poiché a differente entità potrebbe corrispondere la necessita di un differente IR ripreso.

Dopo le foto, le analisi...

Non è finita qui, non basta dotarsi di macchine fotografiche modificate, filtri, ed illuminatori appositamente posizionati in un dato luogo X. A seguito dell'indagine, questi dati dovrebbero essere analizzati da personale esperto e qualificato, in grado di utilizzare software di analisi all'avanguardia.
Tra i programmi più utilizzati, io consiglierei, per quanti sono agli inizi e non vogliano spendere troppo, le versioni commerciali di Adobe Photoshop.
Il software non si limita al foto ritocco o fotomontaggio, per i quali è solitamente conosciuto.
In realtà offre un insieme di strumenti analitici molto utili, basati sulla possibilità di un alterazione cromatica completa dell'immagine ottenuta, filtri fotografici digitali, movimento nella luminosità e nei contrasti ecc..
Ciò, associato ad un utilizzatore esperto del software, garantisce una certa efficacia nell'analisi e risultati definibili “certi e concreti”.

Fotografie, effettuate in maniera tale da poter rendere visibile l'invisibile, ma siamo ancora nella nostra dimensione, ancora una volta potremmo fotografare solo l'azione dell'ipotetica entità X nell'arco temporale nel quale opera sul nostro piano dimensionale.

Sarà realmente possibile scrutare oltre?
Per adesso credo di no, ammenochè non si riescano ad aprire “finestre” tra questa e la dimensione X, fotografando attraverso la “fessura”.
Meglio sarebbe, per adesso, cercare di comprendere in quali luoghi possano aprirsi questi “ponti”, e magari fotografare in qualche modo attraverso di essi, sempre ammesso che ciò sia possibile.

Il suono potrebbe aiutarci?
Oggi nel ghost hunting si considera il suono solo come indagine EVP o metafonia.
Certo è assodato che in determinate condizioni è possibile ottenere risultati più o meno soddisfacenti ma limitarsi a questo è triste.
Ancora una volta occorre imparare qualcosa osservando la natura, l'uomo che si crede superiore a tutto e tutti ha in realtà molto da apprendere dagli animali, spesso dotati di sensi ben superiori in grado di rapportarli ad una realtà più ampia.
E’ a tutti noto che il pipistrello ha un udito finissimo, probabilmente il migliore nel mondo dei mammiferi, esso utilizza un vero e proprio dispositivo biologico di eco-localizzazione, emettendo ultrasuoni e misurandone il tempo di ritorno per individuare prede o ostacoli al buio.
Per ultrasuoni si intendono, come già accennato, frequenze al di fuori del campo sonico umano.
Esisterebbe una falena in grado di andare anche oltre lo straordinario udito del pipistrello, si tratta dell'evoluzione naturale che ha permesso alla “grande tarma della cera” di poter ascoltare le frequenze dei pipistrelli, suoi predatori naturali, e potersi quindi mettere al riparo.
Questa curiosa ed interessante scoperta sarebbe da attribuirsi ai ricercatori dell’Università di Strathclyde a Glasgow, in Scozia, secondo i quali questa falena sarebbe in grado di udire frequenze fino a 300 kHz ben superiori alle capacità umane che consentono l'ascolto fino ad un massimo di 20 kHz.
Molti hanno quindi pensato di dotarsi di convertitori di ultrasuono in suono udibile, ottenendo anche discreti risultati.
In pratica si crede che le entità possano esprimersi, quindi parlare, a frequenze troppo elevate per essere ascoltate dall'orecchio umano.
Ci sono stati diversi riscontri positivi a questa teoria, così come per la metafonia.
Bisogna considerare però che le entità in grado di comunicare o che siano in qualche modi interessate a farlo, possano essere un numero limitato rispetto a tutte le possibili entità esistenti.
Affermo ciò perché sembrerebbe ormai dilagare l'assurda convinzione che ogni voce registrata possa appartenere agli spiriti umani sopravvissuti alla morte del corpo fisico, o come vorrebbe la massa: “Fantasmi”.
Non è da escludere del tutto, ma anche se così fosse, anche se gli unici esseri a poter sfruttare tale comunicazione fossero di origine umana post-mortem, ciò non potrebbe in alcun modo escludere la probabilità di molte altre realtà parallele.
Anzi in tal caso staremmo forse dimostrando che l'aldilà dello spirito umano, in realtà, coincide perfettamente con il nostro qui ed ora, però slegato dai limiti spazio-temporali umani.
Perché?
Semplice, il corpo ha una scadenza, nasce e muore, e si muove in uno spazio relativo ai suoi sensi e possibilità, lo spirito trascende certamente tali limiti.

Esistono altri modi in cui il suono può essere sfruttato per la nostra ricerca.
Come funzionano i sonar?

Il sonar è in grado di individuare oggetti sott’acqua e di misurarne la distanza.
La parola è derivazione di: di Sound, NAvigation and Ranging, dall'inglese “Suono, navigazione e misurazione”.
Possiamo considerare questo strumento una variante del radar, di cui tratteremo in seguito.
Per il funzionamento, spiegando in maniera sintetica, lo strumento utilizza la riflessione sugli oggetti delle onde sonore, che non sono altro che vibrazioni che si propagano attraverso il mezzo (liquido), così come al di sopra della superficie si propagano attraverso l’aria.
Il suono sott’acqua viaggia più rapidamente che attraverso l’aria e copre distanze maggiori tanto più l'onda è a bassa frequenza (suono grave).

Dobbiamo distinguere 2 tipi differenti di sonar:

I sonar passivi che si limitano ad ascoltare i suoni che attraversano le acque senza emettere impulsi sonori propri.
Di solito dispongono di un computer che consente di riconoscere il suono di un determinato genere di nave o di un siluro.
Questi strumenti vengono impiegati anche a scopi scientifici, ad esempio lo studio sulla comunicazione tra i cetacei (canto delle balene)

I sonar attivi invece non si limita a captare i suoni, ma ne emette di propri su determinate frequenze. Crea una pulsazione regolare chiamata ping ed è in grado di calcolare il tempo che separa l’emissione dell’impulso dalla ricezione dell’eco, stimando la distanza dell’oggetto (urtato)

Perché queste nozioni?
Prima di rispondere a tale quesito occorrono altre riflessioni, poi tutto troverà la giusta collocazione nel contesto della nostra ricerca.

Quanto appena detto dovrebbe farci riflettere sullo scarso utilizzo del “suono” da parte dei vari gruppi di ricerca sul paranormale, un po' per mancanza di conoscenze basilari come quelle che ho riportato poc'anzi e che continuerò a riportare, un po' per mancanza di fondi a copertura dell'acquisto di strumentazioni costose, anche diverse migliaia di euro.
Andiamo avanti, adesso sappiamo che esistono strumenti in grado di emettere un suono, analizzare il suo ritorno (eco di rimbalzo) al sensore e stabilire l'esistenza e la distanza di un corpo INVISIBILE ai comuni sensi umani, invisibile ma non inesistente, vi ricorda qualcosa?
Saprete già cosa è un ecografia, credo che tutti noi ne abbiamo sentito parlare almeno una volta nella vita, ma come funziona in realtà?

Anche l'ecografia utilizza il suono per ampliare la percezione umana e mostrarci ciò che sarebbe impossibile da visualizzare.
Nello specifico, lo strumento utilizza gli ultrasuoni e si basa sul principio dell'emissione di eco (da cui il nome ecografia) e della trasmissione delle onde ultrasonore.
Gli ultrasuoni utilizzati sono superiori ai 20 KHz. La frequenza è scelta tenendo in considerazione che frequenze maggiori hanno maggiore potere risolutivo dell'immagine, ma penetrano meno in profondità nel soggetto.
La sonda dispone di uno strumento opportunamente ideato ed in grado di permettere agli ultrasuoni di penetrare nel segmento anatomico esaminato, di raccogliere il segnale di ritorno (eco) e di trasformare questo in un immagine visiva visualizzabile su apposito monitor (ciò grazie ad un software adatto a tale scopo, caricato ed eseguito da un apposito computer).
Siamo passati dunque dal suono all'immagine.
É chiaro che lo strumento è di gran lunga molto più complesso ed ovviamente ho riportato in maniera sintetica solo l'ovvio, quanto occorre per far comprendere che ciò che la vista non ci mostra potrebbe solo essere visualizzato grazie a strumenti che si basano su altri principi scientifici.

Sto suggerendo di creare uno strumento in grado di fornirci una specie di ecografia dell'ambiente X e magari mostrarci esseri che normalmente sarebbero invisibili?
Ciò sarebbe possibile?
Otterremmo risultati concreti?
Non so rispondere a queste domande in quanto occorrerebbero anni di studi e tentativi, però è ciò che suggerisco, utilizzare tecniche nuove e riflettere su teorie che potrebbero sembrare assurde ma che, forse, non lo sono affatto.
Certo il suono, trasformato in immagine così come descritto per lo strumento appena citato, funzionerebbe solo in presenza di un ipotetico essere che farebbe da scudo all'onda sonora e dunque creerebbe un eco di ritorno, potrebbe anche essere impossibile in relazione ad un ipotetica struttura biofisica dell'essere ipotizzato.
Ed in più questo dovrebbe trovarsi, ancora una volta, nella mia specifica dimensione.

Questo articolo spero sia stato utile per far comprendere come molti gruppi di ghost hunter affrontino la ricerca con evidenti limiti che non provano a superare.
Il provarci è forse più importante del riuscirci, che potrebbe essere impossibile.

Ritorniamo alla domanda posta all'inizio dell'articolo, ora la risposta dovrebbe essere ovvia:
Indagare in altre dimensioni?
Impossibile o quasi per l'essere umano, in relazione alle attuali conoscenze scientifiche.
Indagare con più attenzione nella nostra?
Umilmente occorrerebbe rispondere con un netto si, avendo anche l'intelligenza di fare un passo in dietro ed ammettere i propri errori, solo in questo modo si potrà sperare di andare oltre ed evolvere.

Mario Contino

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