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martedì 9 maggio 2017

Dimensioni spazio-temporali, la loro incidenza nell'ambito del "paranormale".

Oggigiorno si parla spesso di “universi paralleli” o “differenti dimensioni spazio-temporali”, a volte si citano queste probabili realtà in maniera del tutto impropria.
Per evitare di accrescere l'eventuale confusione nell'idea di “anomalia spazio-temporale”, credo sia doveroso se non essenziale spiegare almeno le basi scientifiche alla radice dei termini sopra espressi.

Una dimensione parallela, o universo parallelo, è un ipotetico universo separato e distinto dal nostro ma coesistente con esso; nella maggioranza dei casi è identificabile con un altro “continuum spazio-temporale” (o spaziotempo). L'insieme di tutti gli eventuali universi paralleli è detto multiverso.

In fisica per spaziotempo, o cronotopo, si intende la struttura quadridimensionale dell'universo che sarebbe dunque composto da quattro dimensioni: le tre dello spazio (lunghezza, larghezza e profondità) e il tempo.
Il cronotopo è da considerarsi quale il "palcoscenico" nel quale si svolgono i fenomeni fisici.
In pratica la visione relativistica assimila anche la dimensione temporale (prima-dopo) alle tre dimensioni spaziali sopra descritte, rendendola percepibile in modo diverso dagli osservatori in condizioni differenti.
I punti dello spaziotempo sono detti eventi e ciascuno di essi corrisponde ad un fenomeno che si verifica in una certa posizione spaziale e in un certo momento.
Ogni evento è quindi individuato da quattro coordinate. In genere, per visualizzare le coordinate spaziali si usano tre coordinate cartesiane determinate dalla scelta di una terna di riferimento ortogonale; esse si possono denotare con le tre lettere diverse x, y e z oppure con le lettere dotate di indici x 1 , x 2 , x 3 . Nel primo caso la coordinata temporale si indica con t, nel secondo con x 0.

 
Immaginando di osservare tutto lo spaziotempo dell'universo nella sua interezza, fingendo dunque di "uscirne fuori" per guardarlo da una posizione esterna, esso assomiglierebbe ad un lungo fiume completamente ghiacciato (quante volte abbiamo sentito l'espressione: Il fiume del tempo?), nel quale ci sono le linee d'universo degli oggetti: la lunghezza è la dimensione temporale; per lo spessore e la larghezza ci sono gli eventi così come sono disposti nello spazio.
Dalla nostra ipotetica posizione da osservatori esterni, noi osserveremmo tutto lo spazio esistente e tutto il tempo relativo alla nostra propria e specifica dimensione di appartenenza, passato, presente, futuro.
La "visione" immaginaria appena descritta è detta dai fisici e dai filosofi visione "in blocco" dello spaziotempo o anche continuum spazio-temporale.

Ogni oggetto presente nell'universo influisce sullo spaziotempo e di conseguenza su tutt'e quattro le dimensioni che lo compongono: per esempio, la Terra influenza le tre dimensioni dello spazio attraverso la gravità, e influisce sul tempo attraverso un rallentamento del tempo stesso.
Nei buchi neri (si definisce buco nero una regione dello spaziotempo con un campo gravitazionale talmente forte che nulla al suo interno può fuoriuscire, nemmeno la luce ) il tempo verrebbe rallentato così tanto che in teoria, sull'orizzonte degli eventi, potrebbe essere fermo.

Va precisato che la parola "dimensione", sebbene nel linguaggio d'uso comune possa genericamente riferirsi a un'ulteriore realtà nascosta,o sovrapponibile alla nostra dimensione, in un contesto tipicamente scientifico va distinto dagli altri termini quali: universo parallelo; realtà parallela ecc., ciò in quanto designa una o più quantità e qualità metriche intrinseche al luogo misurato: ad esempio con le caratteristiche di "quarta dimensione" è definibile una configurazione (come l'ipersfera).
Sempre in contesto scientifico, affermare l'esistenza fisica di un'altra dimensione parallela, oltre le tre normalmente osservate nel nostro universo (euclideo), significa sostanzialmente dichiarare la presenza di misure, elementi, forme passibili di misurazione, le quali affiancano e/o completano l'estensione (superficiale e volumetrica) normale, restando però sempre al di fuori dalla gamma compresa e percepita dall'apparato sensorio naturale.
In breve una rappresentazione pluridimensionale è fattibile solo per mezzo di calcolo matematico, al di là della facilità con cui spesso vengono proposte ipotetiche "dimensioni spaziali" usando l'espressione “dimensione” come sinonimo di località abitabili o paragonabili con il nostro ambiente, esse in realtà possono ben delinearsi esclusivamente con calcolo e ricomposizione astratta basata su esso.

Da alcuni anni a questa parte, voci di corridoio spesso smentite poco dopo la divulgazione ufficiale, vorrebbero il tentativo di messa a punto di differenti soluzioni scientificamente attendibili per aggirare i limiti fisici e sfruttare almeno una ulteriore dimensionalità nel tessuto spazio-temporale conosciuto, si tenterebbe dunque di aprire passaggi occasionali (spaziotemporali) in grado di trasportare viaggiatori e/o oggetti tra punti del cosmo lontanissimi, o per muoversi avanti e indietro nel cronotopo.
Scienza o fantascienza?
Incredibile quanto il confine tra queste due realtà sia sottile e quasi inesistente.
Spesso abbiamo sentito parlare di viaggio nel tempo, celebri romanzi e soprattutto films di successo, hanno contribuito a diffondere l'idea collettiva di viaggio spaziotemporale, citiamo a tal proposito la saga di “Ritorno al futuro”.
Ovviamente si tratta di trame fantascientifiche, per adesso, che spesso citano linee temporali parallele e dimensioni parallele nelle quali un determinato evento si svolge secondo modalità alternative, raggiungendo differenti conclusioni rispetto alla dimensione effettiva del protagonista.
Esempio:
  • Mario in questo momento sta scrivendo un libro al PC nella dimensione (cronotopo) X
  • Mario in questo stesso momento sta giocando a calcio nella dimensione (cronotopo) X1
L'invenzione di trame basate su una linea storica alternativa ha dato origine al genere diffusissimo dell'ucronia.

Ternando ad un discorso più scientifico, in senso stretto, occorre segnalare che negli ultimi anni '90, in ambito cosmologico, sono state elaborate teorie sulla possibilità dell'esistenza di differenti tipologie di universi coesistenti e paralleli.
Una di queste teorie vorrebbe sostenere l'idea della presenza di universi in serie a noi tanto vicini da essere considerati quasi adiacenti collocati a fianco del nostro in un iper-spazio che arriva ad avere una quinta dimensione (spaziale). L'iperspazio sarebbe da considerarsi come un enorme contenitore, custode di tutti i cronotopi e delle loro rispettive estensioni, aventi tutte proprietà metriche tridimensionali o quadridimensionali, se si considera la dimensione-tempo.
Questi “universi” sarebbero posizionati uno accanto all'altro, come i fogli in un libro, composto da pagine bidimensionali inserite in un contenitore, il libro, avente invece struttura tridimensionale.
Questo significherebbe che all'interno dell'iper-spazio coesisterebbero tanti universi aventi proprietà e leggi fisiche molto simili tra loro ma a noi impercettibili, ciò in quanto le forze naturali captabili da apparati sensoriali o tecnologici, resterebbero confinate nelle dimensioni del loro luogo originario.
Allo schema appena proposto farebbe eccezione la “forza di gravità” il cui "campo" sarebbe ritenuto in grado di propagarsi oltre ogni dimensionale.
I piani su cui materialmente risiederebbero questi universi vengono definiti "membrane".
Secondo alcune teorie potrebbe trattarsi anche d'un unico, infinito, piano spaziale ma ripiegato più volte, come una fisarmonica per intenderci.

Parlando di dimensioni parallele, non potremmo non citare, se pur in breve, l'ottica spiritista ( spiritista in maniera impropria in quanto divergente da ciò che ci propone lo spiritismo classico del '800) che cita presunti piani di vita, o dimensioni, esistenti in maniera parallela al nostro universo ed adatte al mondo spiritico, in particolare al proseguo della vita umana post mortem. Un corpo di leggera sostanza eterea (con leggera si sostiene l'esistenza di materia ritenuta più pura, meno materiale, più vicina all'idea di spirito etereo), contenuto in quello umano naturale, si trasferirebbe subito dopo la morte in tale “dimensione” dove, libero dal peso e dalla sofferenza della carne, continuerebbe a vivere con modalità simili a quelle del mondo dei viventi, passatemi l'ultima affermazione. In questa, o queste dimensioni, esisterebbero mestieri, scuole ecc., la vita scorrerebbe parallelamente alla nostra.
Di questa teoria la cosa che più mi sorprende sta nei presunti tentativi, di tanto in tanto, da parte delle entità che potremmo definire disincarnate, di contattare il mondo dei vivi tramite lo sfruttamento delle nostre tecnologie: Televisori, radio, telefoni ecc..
Da queste dimensioni alternative, gli ex defunti, riuscirebbero anche a telefonare ai loro parenti o conoscenti, nei prossimi capitoli riporterò diverse testimonianze in merito a questa eventualità.
Il presunto sistema di comunicazione/contatto appena descritto, è denominato:"ITC" (Instrumental Trans Communication).
La teoria sopra descritta farebbe dunque non solo riferimento a dimensioni (sapendo adesso cosa intendere con tale termine, perché, ed in quale ambito) parallele ma spiegherebbe anche gli eventi ritenuti effetto di ricordo di via passata, collegati alle teorie orientali sulla reincarnazione.
Sarebbe andar troppo fuori tema , discutere in questo capitolo di reincarnazioni e leggi del karma, in seguito ritornerò sulla questione.

Negli ultimi anni ha preso piede, trovando molti Fisici concordi con essa, una teoria che sosterrebbe la possibilità dell'esistenza d'una pluralità di universi contigui, l'idea, nata in ambito della disciplina della meccanica quantistica, è stata denominata successivamente da Bryce DeWitt (Dinuba, 8 gennaio 1923 – Austin, 23 settembre 2004; è stato un fisico statunitense, tra i protagonisti della fisica teorica moderna) "Teoria dei molti mondi", spesso citata con l'acronimo MWI: Many Worlds Interpretation.
Eaborata e proposta da Hugh Everett III negli ultimi anni '50, trova uno dei suoi maggiori sostenitori nella persona del Fisico David Deutsch, dell'Università di Oxford, che nel suo saggio intitolato: “La trama della realtà”, definisce la fisica quantistica come: "la fisica del multiverso".
Originariamente la teoria non contemplava una distinzione fisica netta fra universi differenziati, come invece propose B. DeWitt, di seguito un accenno alla tesi originaria:
"[…] D'altra parte si ha a che fare con lo stesso sistema fisico, e da questo punto di vista è lo stesso osservatore, che è in stati diversi...In questa situazione useremo il singolare quando vorremo sottolineare che si ha a che fare con un unico sistema fisico e il plurale quando vorremo sottolineare le diverse esperienze degli elementi separati della sovrapposizione[...]"
Secondo il criterio everettiano lo sviluppo empirico dei sistemi quantici e l'osservatore che li indaga, non vanno ritenuti separabili ma vincolati in ogni fase determinante dell'evoluzione quantica, diretti dal meccanismo universale che regola tutti i processi naturali e che tende ad un'illimitata suddivisione/replicazione dell'intera realtà,in relative varianti, fin dal principio del tempo.
Attualmente l'impostazione su cui si basa la teoria a molti mondi, anche nota come “delle realtà parallele”, è in buona parte, apprezzata da autorevoli cosmologi, che v'intravvedono una peculiare capacità esplicativa riguardo agli istanti precedenti l'inizio del nostro universo e la sua causa, come ad esempio le affini elaborazioni quantistiche di Stephen Hawking (cosmologo, fisico, matematico e astrofisico britannico, fra i più importanti e conosciuti fisici teorici del mondo, noto soprattutto per i suoi studi sui buchi neri e l'origine dell'universo ) sulla "funzione d'onda d'universo".

Spero che queste sintetiche nozioni possano tornare utili quando ci si imbatte in studiosi, o presunti tali, che citano i termini sopra riportati.
  
Contino Mario