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lunedì 21 dicembre 2015

Spirito ed anima, unica realtà o realtà distinte?

Anima e spirito sono la medesima cosa?, a mio avviso no ma per meglio spiegare il perché di questa mia affermazione occorre procedere per gradi e tentare, per quanto mi è concesso, di definire meglio i due concetti.

La maggior parte delle religioni, filosofie di vita e correnti di pensiero, definiscono l'anima come la parte spirituale di un essere vivente, capace di vivere in eterno e indipendente dalla parte fisica, ossia il corpo.
Generalmente si fa coincidere l'anima con la coscienza dell'essere umano, o il suo (IO).
Molto diffuso tra le religioni è il concetto di anima creata da Dio, quindi anima intesa come il soffio di Dio che vivifica la materia e che dopo la morte tende a ritornare al suo creatore colma delle esperienze vissute in vita. La parola anima deriva proprio dal latino “anima” che a sua volta è connesso al greco “ànemus”, traducibile con “soffio”.

Nel mondo filosofico fu Socrate il primo ad avallare il concetto di anima, con egli e poi successivamente con Platone, l'anima viene associata al mondo interiore dell'uomo, assume dunque per la prima volta il concetto di psiche.
Secondo Platone, l'anima è simbolo di purezza e spiritualità, essa ha origine nel soffio divino e non ha un inizio perchè è ingenerata; ed è immortale e incorporea. L'anima presente in ogni uomo sarebbe inoltre un frammento dell'anima del mondo.

Aristotele invece interpreto il concetto di anima in modo molto differente.
Egli intese l'anima come entelechia, ossia forma e principio di vita che “anima” e governa il corpo.
Aristotele distinse nel concetto di anima tre diversi scopi e quindi distinse tre diverse “anime”:
  • anima vegetativa, relativa alle funzioni fisiologiche istintive
  • anima sensitiva, che presiede al movimento e all'attività sensitiva;
  • anima intellettiva, origine del pensiero razionale, della conoscenza be della volontà.
Per Aristotele è eterna solo l'anima intellettiva.

Nell'ebraismo non esiste una definizione di “anima” quale soggetto a se, differente dal corpo, vi
sono però riferimenti che potrebbero in qualche modo ricollegarsi a tale concezione.
Nella Bibbia Ebraica sono riportati due termini molto importanti a tal proposito, uno di questi indica
“l'uomo vivente” o vivificato, il termine in questione è nèfesh.
In genesi 2, 7. vi è la descrizione di come Dio ha creato l'uomo vivente:
“Allora il signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita
e l'uomo divenne un essere vivente”
Da notare come la vitalità o ciò che rende vivo l'uomo è paragonato ad alito e soffio.
Il termine nèfesh non indica ne l'uomo ne l'alito di Dio vivificatore, si riferisce all'uomo vivificato
come unico essere.
Un termine che potrebbe invece riferirsi al soffio di Dio in essere è ruach.
Sempre in ambito Ebraico, nella Qabbalah, l'anima non è vista come unica entità, secondo tale concezione l'uomo sarebbe tal quale è vivo perchè vivificato da tre energie differenti, da tre elementi:
• Nefesh: La parte che vivifica il corpo fornendo l'energia per le funzioni animali.
• Ruach: Lo spirito, ciò che ci permette di distinguere il bene dal male e che è dunque
fondamentale per il corretto sviluppo morale dell'individuo, potremmo paragonarlo
all'”Ego”.
• Neshamah: L'anima superiore, ciò che dona la piena coscienza di se stessi e di Dio. Sarebbe
questa a permettere all'uomo di raggiungere l'aldilà.

Sempre 3 fattori animici sono citati nella teosofia dell'antico Egitto.
Ba: L'anima, essere rappresentato da un uccello con la testa di uomo, parte divina e spirituale.
Ka: L'energia inseparabile ma distinta, la forza vitale pura.
Akh: Particella di luce, l'elemento che collega l'uomo alla divinità, dopo la morte sale agli dei
brillando come una stella.

Esisterebbero dunque diverse energie che agirebbero contemporaneamente al fine di vivificare l'uomo e renderlo capace di “ragionare” se pur entro alcuni limiti.
In più solo una di queste energie sarebbe in grado di: tornare a Dio, abitare la casa degli Dei ecc.. ossia evolversi ad un grado superiore, forse.

Una differente interpretazione della natura dell'anima, ma sempre molto affascinante, possiamo individuarla nell'induismo dall'induismo e nelle filosofie ad esso affini.
l'anima sarebbe dunque l'aspetto più puro dell'uomo, il principio che dà vita alla totalità in quanto noi siamo parte del tutto.
Essa viene detta Anupadaka, cioè priva di aspetti che la separino dal resto della creazione.
Un unico e relativamente piccolo ostacolo separativo sarebbe riconosciuto nell'ego".
Le esperienze vissute nelle varie reincarnazioni entrerebbero a far parte del bagaglio dell'anima, che avrebbe così la possibilità di ricordarle tutte, questo però non succederebbe quasi mai e sarebbe dovuto al legame troppo forte che legherebbe uomo a materia, al suo Ego.
Sembrerebbe che alcuni maestri, tramite tecniche meditative e particolari stili di vita, siano riusciti a ricordare momenti di vite passate.

Quest'ultimo aspetto le definirei di importanza primaria.
Ricordare altre vite non potrebbe essere sinonimo di individualità, di coscienza reincarnata, non potremmo escludere altre ipotesi.
Ad esempio l'ipotesi di anima collettiva rintracciabile tramite meditazione ed accomunabile alla coscienza collettiva. In tal caso io potrei ricordare una vita di un soggetto X ed interpretarla come mia ma non esserne diretta derivazione.
Allontanando il concetto di individualità poi, potrei anche ipotizzare un me stesso illusorio quale componente fisico-spirituale di un “qualcosa” molto più grande di quanto l'uomo creda, forse identificabile con Dio di cui io rappresento uno dei tasselli, un hardware utile al solo scopo di incrementare il software principale con nuove conoscenze.

Secondo lo Spiritismo classico, gli stessi “spiriti”, contattati tramite sedute spiritiche ed altri metodi adottati da tale disciplina, avrebbero rivelato la natura umana quale mezzo obbligato per il fine evolutivo spiritico attraverso la reincarnazione.
In particolare lo spirito (notiamo subito che non si fa accenno all'anima) si incarnerebbe più volte in modo tale da poter assimilare ogni esperienza che la dimensione Umana sia in grado di fornire, esperienze positive e negative, gioiose o dolorose, solo alla fine di questa “gavetta” lo spirito si evolverebbe incarnandosi in un altro mondo, in un altra dimensione, fino a raggiungere lo stadio ultimo nel quale si libera dal ciclo delle reincarnazioni.
Come già accennato, in questa filosofia che a tratti assume caratteristiche teorico-scientifiche, o metafisiche per essere più corretti, l'anima e lo spirito parrebbero sinonimi e dunque indicare la medesima cosa.
Gli spiriti essendo stati separati dalla materia con la morte del corpo fisico, non potrebbero mostrare la loro presenza nel mondo corporeo senza l’aiuto dell’energia fornita loro dal “medium” (mezzo).

Anche alla luce di quanto appena detto, sembrerebbe logico pensare ad un errore interpretativo allorquando si identifica, come fa il Cristianesimo, l'uomo quale essere ragionevole composto da Anima e Corpo, sicuramente occorrerebbe definire meglio il concetto di “spirito” in tali e simili teosofie, che coincidendo impropriamente con l'idea di “anima” crea una situazione concettuale anomala, ricca di contraddizioni.

Secondo gli studi del Prof. Corrado Malanga, ricercatore e docente di Chimica Organica presso l’Università di Pisa dal 1983, L'anima umana risiederebbe nel DNA dell'uomo e non tutti ne sarebbero provvisti.
Quando per la prima volta mi trovai a leggere questa dichiarazione restai molto sorpreso, come potrebbe essere possibile l'esistenza umana senza la presenza di quella cosa che per la maggior parte delle filosofie del mondo rappresenta il principale se non esclusivo fattore di vita?
Continuando a studiare le ipotesi del Professore, che tramite ipnosi afferma di aver contattato esseri alieni e uomini stanzianti in differenti “spazio -tempo” (discorso che esula dal contesto di questo articolo), anche nei testi sacri si farebbe riferimento all'anima quale “essenza” legata al DNA, in particolare al sangue:
Deut. 17/14 “perche il sangue è l’anima e tu non devi mangiare”. (potremmo citare altri esempi simili).
Secondo il Prof. Malanga l'anima donerebbe una coscienza superiore, una maggiore capacità di interpretare il proprio ruolo all'interno di un piano molto più grande, un intuito differente dal comune.
Ergo anima e spirito sarebbero elementi distinti ed ancora una volta potremmo affermare che, mentre lo spirito potrebbe essere onnipresente l'anima potrebbe non essere equamente distribuita, forse perché il fisico, il DNA, non è più in grado di legarla a se per motivi che, per adesso, esulano dalla mia comprensione.

Cito solo che il Professor Malanga ipotizza che l'anima sia in realtà ciò che Dio vorrebbe dagli uomini in quanto Egli, essendo Spirito e non Anima ne è privo.
Io però mi chiedo se in questo caso il Dio citato dal professore sia il Dio degli uomini o il Dio del tutto , perchè nella prima delle ipotesi questo Dio dovrebbe avere un Dio a sua volta che, essendo Alfa ed Omega, Inizio e Fine, rappresentando il tutto, allora sarebbe tanto Spirito quanto Anima.
Si aprirebbero tante ipotesi, alcune non proprio belle ma ciò è un discorso a se stante.

Cosa ci dice invece l'occultismo dell'anima?
Be!! Le idee in merito non sono poi tanto chiare, vediamo cosa ci riferisce Pitagora (640- 750 a .C. – 504- 501 a .C.), dal libro “Pitagora e i misteri” di cui riporteremo solo alcuni passaggi.

  • La nostra anima è imprigionata nel corpo, diceva il Maestro, formulando questa regola col celebre adagio: «Sôma Sêma», «il corpo è una tomba». […]
  • L'anima è composta da una particella di etere caldo e da una di etere freddo; una di esse è eterna. La nostra anima si nutre di sangue, e persino quelle dei morti ne bramano ancora la vitalità: è così che si spiegano i fenomeni di ossessione, di vampirismo, le apparizioni ed i fantasmi che certe persone hanno potuto percepire. […]
  • Da dove proviene la nostra anima? Secondo Cícerone, che riprende certe tesi degli antichi, essa deriva dall'anima cosmica e si lega al corpo fisico nel quale è caduta. L'anima è un numero che si muove per propria virtù e cade in un determinato corpo seguendo una segreta affinità. […]
  • L'anima è limitata dal corpo in cui è racchiusa, sia per quanto concerne la conoscenza che per l'irraggiamento. Essa non può morire per rinascere: è la dualità corpo-anima che perisce, per rendere possibile una reintegrazione celeste grazie a questa rottura del legame che la vincola alla terra. L'uomo muore nel senso che il suo corpo fisico ritorna alla terra; la particella di etere caldo della sua anima sussiste per un certo tempo dopo la morte, poi morirà a sua volta, e sarà questa la seconda morte. Ma la particella di etere freddo è immortale e subisce la legge delle peregrinazioni fino alla sua ascensione finale. Queste sono, a grandi linee, le lezioni che ricevevano gli Akousmatikoi […]

Pitagora ci spiega dunque, che l'anima stessa umana è legata al sangue di cui si nutre (o forse il sangue la lega energeticamente a questa dimensione, forse con una componente elettrica, non per niente il nostro sangue è formato da acqua e ferro in gran quantità, entrambi ottimi conduttori).
Pitagora ci informa anche della componente fisica dell'anima, ci dice che è composta da due particelle differenti, opposte, una calda e mortale, l'altra fredda ed immortale.
Quest'ultimo dato lo trovo curioso ed interessante, lo spirito è spesso identificato con la fiamma, il fuoco, lo zolfo se vogliamo, mentre l'anima con il soffio, l'aria, il vento.
Dunque potrei immaginare lo spirito come sostanza intermediaria che lega l'anima al corpo, caldo per la sua componente bioenergetica? Forse, ho pochi elementi per stabilirlo ma credo che il discorso abbia un certo senso logico.

Concludendo possiamo ipotizzare uno spirito quale energia vivificante presente in ogni cosa, l'etere se vogliamo, un energia che lega l'uomo al tutto poiché il tutto è energia e, se consideriamo Dio quale espressione del tutto, allora è logico pensare che Dio è spirito poiché tutto, uomo compreso è spirito.
Immortalità dello spirito quale energia, secondo il primo principio della termodinamica o legge di conservazione dell'energia: L'energia di un sistema termodinamico isolato non si crea né si distrugge, ma si trasforma, passando da una forma a un'altra.»
Il pianeta terra è il posto in cui si svolge la vita umana, potremmo ipotizzare questo come un sistema termodinamico aperto e quindi ipotizzare l'interazione dello spirito con qualcosa di differente, l'anima, che potremmo vedere come una coscienza superiore, cosciente di se stessa e del nostro “microcosmo” in quanto parte del macrocosmo.
Essendo il microcosmo espressione del macrocosmo l'anima si incarnerebbe tramite lo spirito scambiando informazioni tra macrocosmo nel quale potrebbe aver sede la sua coscienza ed il e microcosmo nel quale potrebbe aver sede la coscienza dello spirito.
Dico ciò in quanto si suppone che lo spirito, onnipresente, doni all'uomo differenti facoltà intellettuale in maniere varia e in varia quantità, lo stesso però varrebbe per l'anima che allo stesso modo apporterebbe intuito ed altre facoltà quali l'immaginazione, da non confondere con la fantasia.

Se è dunque lecito supporre l'esistenza di anima e spirito quali elementi divisi ma in qualche modo in grado di vivere simbioticamente, ergo di legare macrocosmo e microcosmo (così come espresso in vari simbolismi esoterici), allora è anche corretto dedurre che esistano manifestazioni limitale dell'anima, forse perchè queste “anime” queste forme di coscienza autocosciente, hanno quasi tutte esaurito la loro “missione” o hanno abbandonato la causa.

Altre teorie vorrebbero lo spirito come universale ma prigioniero di una dimensione spazio temporale X, l'anima invece potrebbe oltrepassare facilmente le varie dimensioni modulando il suo livello energetico, o vibrazione energetica in relazione alla “teoria delle stringhe”
In tal caso potremmo definire microcosmo questa dimensione e macrocosmo l'insieme multi dimenzionale.

Teorie, certo, ma che credo possano suscitare molte riflessioni.

Articolo di Mario Contino
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