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domenica 28 giugno 2015

"Fate" tra ipotesi e mitologia

Mamma, papà, esistono le fate?...
Quante volte abbiamo sentito bambini e bambine porre questa domanda ai loro genitori?
Personalmente tante volte e la risposta data molte volte non mi ha per niente rallegrato.
Come si fa a bloccare l'immaginazione dei bambini con un secco ed insensato “no”?
Purtroppo accade spesso, la magia, il mistero, l'immaginazione stessa che è un dono preziosissimo e raro vengono bloccate da una società costituita da burattini privi di ogni sentimento.
Parole dure le me, lo ammetto, utili ad esprimere il mio profondo disappunto per ciò che sta avvenendo: il blocco totale dell'evoluzione umana, la fine di ogni speranza.

Io ho 29 anni, almeno esternamente non sono più un bambino.
Credo alle fate?
Si, ci credo, le immagino differenti da quelle rappresentate in fumetti e fiabe ma credo fermamente in queste “guardiane della natura” (Femminile utilizzato solo convenzionalmente).
Con questo articolo cercherò di avvicinarmi al nocciolo della questione, all'origine delle tantissime leggende che hanno animato, negli anni scorsi, l'immaginazione di tanti bambini.

L'immaginazione...
In Occultismo non dev’essere confusa con la fantasia, poiché è uno dei poteri plastici dell’Anima superiore; è anche la memoria delle precedenti incarnazioni e, benché sfigurata dal Manas inferiore, poggia, sempre sul terreno della verità.
Una citazione del grande Albert Einstein mi ha particolarmente colpito, di seguito la riporterò:
“Con la logica un uomo potrebbe arrivare da A a B, con l'immaginazione potrebbe arrivare ovunque”.

Chiudo questa breve e doverosa parentesi e mi concentro sul tema principale dell'articolo.
La fata è una creatura leggendaria presente in molte fiabe, come già detto, un “essere” mitologico reso celebre in Italia fa racconti come: Pinocchio di Collodi che, per altro, aggiunge al termine fata” l'interessante aggettivo di “Turchina” (Dal colore turchese).
Il Nome Fata potrebbe derivare dal nome latino delle Parche, ossia “Fatae” (Coloro che dominano il “Fatum”, il destino).
Anche il loro aspetto, quello radicato nell'immaginario collettivo, deriverebbe dalla mitologia classica ed in particolare dalle figure delle Parche e delle Ninfe.
Spiriti della natura aventi sembianza di bellissime fanciulle come le ninfe e spesso impegnate a mutare, positivamente o negativamente, il destino dell'uomo, ergo come le Parche aventi in mano il potere di modificare il “Fato”.

Secondo una leggenda Islandese, le Fate in origine erano esseri umani “Figli di Eva”, puniti per colpa della madre e nascosti agli occhi di quest'ultima.
Molto più interessante è una leggenda secondo la quale questi esseri in principio erano Angeli, caduti insieme a Lucifero ma non tanto colpevoli e corrotti da meritare l'inferno. Per questo furano condannati a restare sulla terra ed assunsero le caratteristiche del luogo nel quale caddero (volendo così spiegare l'esistenza di esseri successivamente definiti Elementali, legati ognuno ad un elemento specifico: Ondine per l'Acqua, Salamandre per il Fuoco, Gnomi per la terra, Sifidi per l'Aria)
Per quanto riguarda l'elemento terra, rapportato alle leggende sulle fate ha originato esseri dalle caratteristiche femminili chiamate Driadi, ovviamente gli gnomi avevano ed hanno tuttora una sessualità maschile nell'immaginario collettivo.

Le Druidesse, termine britannico utilizzato per identificare le Fate, sarebbero esseri in grado di rendersi invisibili ed in possesso dei più importanti segreti della natura.
Secondo le leggende più note, abiterebbero caverne, ruscelli ed altri remoti luoghi presenti in fittissime foreste, avrebbero il temuto potere di trasformare gli uomini in bestie.

Secondo alcune fonti, le Fate avrebbero un lunghissimo ciclo di vita, potrebbero vivere centinaia se non migliaia di anni e mostrarsi agli uomini sotto qualsiasi sembianza ritengano più idonea.
Potrebbero sposare gli uomini e spesso le leggende citano la loro residenza in lussuosi palazzi sotterranei.
Quest'ultimo aspetto mi colpisce in modo particolare facendomi pensare alle teorie della “terra cava”, rese celebri da “Viaggio al centro della terra” di Verne.
Sarebbero composti da una sostanza materiale molto “sottile” meno densa di quella di cui sono costituiti gli uomini, tanto da poter essere plasmata a piacimento.
Il loro aspetto naturale sarebbe quello di una sfera luminosa pulsante, spesso bluastra.
Da qui forse il termine Fata turchina?
Probabilmente si, ma per la maggior parte degli autori tale denominazione deriverebbe solo dalla consuetudine che nelle fiabe dei bambini accomuna la magia ed ilpotere magico al colore azzurro.
A mio avviso non è così ma lungi da me voler polemizzare su tale aspetto.

Ritengo che il termine Fata identifichi in realta non uno ma una moltitudine esseri differenti, aventi caratteristiche comuni, probabilmente realmente collegati alla natura ed impegnati a regolarne ritmi e modelli.
Quando mi riferisco a “natura” la intendo in un modo più ampio, personalmente ritengo che la natura sia costituita da esseri visibili ed invisibili, piante, animali, virus, batteri ed altri esseri microscopici, energie a noi impercettibili, universi paralleli tutti collegati in una “natura multidimensionale”.
Ergo credo che come l'uomo è stato investito del “potere” di controllare fauna e flora, così sono stati creati esseri differenti dotati del potere di controllare I meccanismi alla base della stessa creazione di questa realtà del quale l'uomo dovrebbe essere un semplice custore.

Genesi 1; 26:
E Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».

Secondo l'interpretazione religiosa, Dio creò altri esseri prima dell'uomo, aventi il compito, probabilmente, di far funzionare la creazone stessa, potremmo ipotizzare che tra essi ci siano gli stessi “ingegneri ed operai” costruttori dell'uomo sul progetto di Dio.
Non mi dilungherò perchè tratterò queste ipotesi in articolo differente, ho accennato a ciò solo per spiegare che l'uomo sarebbe stato creato per “dominare – controllare – regolare” fauna e flora, non tutto il resto, per il resto, per logica, sono operanti altri esseri a noi invisibili, alcuni di essi identificabili con le Fate.
Ovvio che, al giorno d'oggi, l'uomo appare impegnato in ogni sorta di attività atta alla distruzione e non alla costruzione o regolazione, ergo un custode che non svolge più il suo dovere.

Ritornando al folklore citiamo ancora Ajataa, la fata della mitologia nordica ritenuta responsabile dei fuochi fatui.
Spesso per fuoco fatuo si intende la reazione chimica alla base della luminescenza causata dalla fuoriuscita di gas dal sottosuolo, a seguito di processi di decomposizione organica.
Tale interpretazione è, a mio avviso, una forzatura, un voler fare di tutta l'erba un fascio pur di autoconvincersi dell'inesistenza di altre cause non controllabili, ossia esseri che per forma e luminescenza possano essere paragonati al fenomeno naturale della classica fiammella azzura generata per chemiluminescenza.

Molti potrebbero essere gli esseri spiritici che potremmo far ricadere sotto il nome di fata, impossibile per me elencarli tutti e francamente inutile.
Cio che intendevo puntualizzare con questo articolo è l'assoluta necessità di riaccendere in tutti noi quel pizzico di curiosità alla base di ogni sano “perchè”.
Se vostro figlio vi dovesse chiamare riferendovi di aver visto una fatina, un folletto o altro spirito del bosco, non licenziatelo con uno stupido “non esistono2, prendetelo per mano e fatevi accompagnare li dove dice di aver visto la fatina.
Se non riuscite a veder nulla, be!! chiudete gli occhi e ritornate per un attimo fanciulli, a quel punto potreste avere la fortuna di poter scorgere, anche solo per pochi istanti, uno di questi “spiriti guardiani”.

Articolo di Mario Contino
Copyright, vietata ogni riproduzione non autorizzata.

venerdì 26 giugno 2015

Pareidolia nello studio dei fenomeni paranormali. - l'illusoria verità.

L'errore è umano ed accettare questa realtà è forse uno degli ostacoli più grandi che impediscono l'evoluzione cognitiva, e non solo, dell'umo.
Spesso si preferisce non accettare i propri limiti e fomentare situazioni di volontario o involontario inganno dei sensi che sfociano nella creazione di “precedenti” alla base di “verità” fondate sull'illusione, nel vero senso del termine.

Qualche giorno fa sono stato “costretto”, causa temporale, a rimanere in casa; per far scorrere il tempo ho deciso di accendere la TV e sono così incappato in una delle tante trasmissioni televisive che rovinano quella già poca serietà di cui gode la ricerca in ambito delle fenomenologie paranormali.
Persone autodefinitesi “ricercatori dell'ignoto” impegnati a “lottare contro i Demoni”, questo è quello da loro affermato e sul quale stendo un velo pietoso.
Pulviscolo illuminato dai faretti IR e mosso da evidente flusso naturale di aria, fatto passare per la manifestazione spiritica di esseri che intenzionalmente volevano la “morte” dei ricercatori...
Mi sono vergognato più che divertito.
Tutto ciò che ho visto è un assoluta mancanza di serietà e senso logico, lungi da me il voler essere o apparire quale esperto, mi pongo solo come curioso osservatore in grado di distinguere un ombra da un “anomalia” utilizzando un po di logica e di senso del reale, per quanto limitato e relativo alla mia condizione umana.
Francamente mi sono rotto le scatole di questi spettacoli fini a se stessi.
Oggi vorrei spiegare a chi si avvicina alla ricerca, per ragioni profonde e con serietà, che esiste una una “dignità propria” non barattabile.
L'errore nel quale tutti prima o poi incappano ma pochi ammettono e quello di trovarsi di fronte ad una PAREIDOLIA, realtà che non esclude l'eventuale presenza di fenomeni paranormali ma che non può essere utilizzata per ottenere, con l'inganno, prove che non provano un bel nulla e che danneggiano la serietà altrui.

Il termine pareidolia deriva dal greco èidōlon, "immagine", col prefisso “parà”, "vicino" (vicino all'immagine reale ma non coincidente con la realtà stessa). È un illusione subcoscia che tende a ricondurre a forme note oggetti o profili dalla forma incerta.
Ecco che una nuvola assomiglia ad una pecora, un cane, un drago, una penna, una croce ecc..
La mente tende ad ordinare ciò che è disordinato, a trovare un senso logico all'illogico, le associazioni di pensiero riportano forme astratte ad immagini certe, soprattutto volti umani o profili animali comuni.

Durante le mie ricerche sono incappato più volte in situazioni di Pareidolia e come tali devono essere definiti per non dar adito ad ulteriori errori.
Il mio consiglio è quello di osservare lo scatto fotografico ottenuto a distanza di 24 ore, in modo da avere il tempo per non auto influenzarsi, o comunque ridurre questo rischio.
Sarebbe poi opportuno mostrare l'immagine a diversi ricercatori, anche esterni al vostro team di ricerca, senza anticipare nulla su quanto da voi supposto, in tal modo potremmo stabilire quanti, in un numero minimo di 10 osservatori esterni, riscontrano la stessa immagine da noi intravista, stabilendo quindi una percentuale.
Altra cosa da fare è il ritornare sul posto nella stessa ora dell'avvenuto scatto fotografico, cercare di ricreare le stesse condizioni e capire se giochi di luci e ombre o eventuali oggetti possano aver dato origine all'illusione probabile.
Per ultima analisi sarebbe consigliabile, ma non sempre possibile purtroppo, avvalersi dell'analisi di professionisti nell'ambito della fotografia e della biometrica.

Di seguito illustrerò due casi di pareidolia da me studiati ed esporrò le relative immagini.


Caso 1: Il volto di Capurso (BA)


Dopo varie segnalazioni abbiamo deciso di fare un salto a Capurso (BA) per indagare su un caso abbastanza singolare, molti sono i testimoni pronti a giurare che ad una determinata ora della sera, proprio sul muro di cinta che delimita il Santuario della Madonna del Pozzo, si possa assistere all'apparizione di un misterioso volto.
L'evento sarebbe abbastanza singolare un pò per la sacralità del luogo in cui avverrebbe, un po’ perché i vari testimoni, pur non avendo avuto contatti tra di loro, dichiarano tutti di aver visto la medesima cosa.
Giunti sul posto, veramente affascinante, ci viene indicato il punto esatto in cui avverrebbe il fenomeno, immediatamente noto che le antiche pietre hanno, in quel punto, un colore particolare, alcune sono biancastre altre molto scure per via dell'erosione e del muschio formatosi per condensazione acquea.
Il tutto smorza immediatamente il mio entusiasmo in quanto capisco che l'apparizione dovrebbe avere cause più psicologiche che paranormali, non contento effettuo rilevazioni termiche, elettromagnetiche e foto con tecnologia UV che, come previsto, non portano alcun riscontro.

Decidiamo di attendere l'orario indicatoci e ci allontaniamo di qualche metro per avere una visuale più amplia. Come sospettato sul muro si materializza un volto, non un evento paranormale ma un suggestivo gioco di luci ed ombre: Pareidolia da molti scambiata per evento miracoloso.

Caso 2: Spirito di un cane

Durante un ispezione in un antico casolare diroccato, nelle campagne del Nord Barese a ridosso
della Murgia, abbiamo riscontrato una strana “anomalia in uno scatto fotografico ottenuto con tecnologia Full Specrum.
Con non poca sorpresa mi ero “convinto”, errore che purtroppo non ho saputo evitare, di aver fotografato l'immagine di un essere spiritico simile ad un cane.
Precisamente le mie precedenti ricerche sulle leggende inerenti il famoso “Cane nero fantasma” hanno predisposto la mia mente all'errore.
Ho inviato lo scatto fotografico ad alcuni professionisti dell'analisi fotografica che, giustamente, hanno smorzato il mio entusiasmo riportandomi alla realtà, quello scatto non aveva nulla di anomalo, solo un affascinante effetto di Pareidolia.
Due giorni dopo, controllando più attentamente i video relativi al sopralluogo e quindi osservando il posto da altre angolazioni, sono risalito ad assi di legno che, unite ad un fenomeno di luce ed ombra, originavano l'effetto illusorio.

Conclusione
La prima regola da seguire, sempre, in merito alla ricerca sulla fenomenologia paranormale, è quella di rimanere con i piedi per terra.
Meglio ammettere dignitosamente l'errore che ostentare un illusoria verità.

Articolo di Mario Contino
Copyright, vietata ogni riproduzione non autorizzata


Bafometto - Simbolo templare e non solo...

Leggendo un libro sui Cavalieri Templari ed il loro processo, sono incappato nella figura del “Bafometto”, come al solito trattata in maniera superficiale al tal punto che mi sono impegnato a ricercare da fonti alternative maggiori informazioni.
Spero dunque che questo articolo possa essere d'aiuto ai quanti sentono la necessità di “scavare” più affondo e tentare di avvicinarsi maggiormente alla radice del “grande albero” della conoscenza.

Bafometto è un idolo pagano, della cui venerazione furono accusati i Cavalieri Templari, come già ho descritto in precedenti articoli.
Questa figura, ricorrente nella letteratura occultista, viene descritta in vari modi:
Una testa con due facce,
Un idolo-gatto,
Una testa barbuta.
Con il tempo, il Bafometto è stato associato alla figura di Satana, ma ciò non è certo una novità, sono molti gli idoli pagani ai quali è toccata simile sorte nell'azione distruttiva attuata dallo “Stato Vaticano” (non posso proprio marlare di Cristianesimo in relazione a simili atti, mea culpa).

Non è ben chiara l'origine del termine, secondo Idries Shah - famoso scrittore britannico autore di molte pubblicazioni inerenti tematiche quali stregoneria, magia etc. - Baphomet deriverebbe dal sostantivo in arabo: “Abu fihama”, traducibile con: "padre dell'ignoto", e associato al sufismo, ossia una ricerca a carattere mistico propria della cultura araba.
Interessante è questa definizione in merito alle teorie occultiste secondo le quali la parola “amen” pronunciata spesso nella liturgia cristiana, deriverebbe non dalla lingua latina ma dal termine “Amon” riferibile ad un antichissima divinità spesso identificata come: “Il Celato”.

Anche Eliphas Lévi, probabilmente il più famoso studioso di esoterismo dell'ottocento, fa riferimento al Bafometto.
Lévi lo raffigura, nella sua opera “Dogma e rituale dell'alta magia” 1855-56, come un capro alato ed umanoide, con seno ed una torcia tra le lunghe corna, al centro della fronte vi era inciso un “pentacolo”.

Quanta confusione e quanto mistero celati dietro questo affascinante simbolo, confusione in quanto si è spesso accostato il Bafometto al satanismo, non dimentichiamoci che una testa di capro all'interno di un pentacolo rovesciato è uno dei simboli occasionalmente adottati proprio da quest'ultima realtà.

Mi ha colpito l'interpretazione della parola in relazione al possibile significato di “Padre dell'Ignoto”, sarebbe come riconoscere una realtà definita ed una indefinita, e dunque riconoscere se stessi in questo tutto naturale del quale, spesso, non ci accorgiamo neppure.
La figura del Dio barbuto, del capro umanoide, è facilmente riconducibile al Dio Pan e non è detto che Bafometto non ne sia una derivazione.

Nella mitologia greca il Dio Pan era una divinità che viveva al di fuori della cerchia degli dei olimpici, se così possiamo dire. Metà uomo e metà capro con una folta barba e corna, figlio del Dio Ermes e della Ninfa Driope
Un Dio associato alla natura selvaggia ma anche al “tutto”, volendo vedere in questa assoluta totalità la forza creatrice naturale nella sua massima espressione e completezza.

Mi sembra doveroso ricordare come, durante un epica battaglia, gli Dei furono quasi sconfitti da Tifone e si nascosero tutti in Egitto assumendo sembianze di animali vari. Pan trasformo solo la sua parte inferiore in pesce e si rifuggiò in un fiume ma quando Zeus stava per essere sconfitto, Pan lanciò un terrificante urlo, tanto potente da spiazzare il nemico e permettere così la vittoria di Zeus. Il padre degli Dei lo ringraziò ponendo nel cielo la costellazione del capricorno, ad onore di un potentissimo e coraggioso Dio.

A mio avviso, da umile pensatore, la figura del Bafometto potrebbe avere tratti che facilmente la potrebbero accomunare al Dio Pan.
Forse un richiamo della sua forza, forse altro...

Secondi alcuni studiosi Pan era assimilato anche a Phanes o Fanes, dal greco antico Phanês con significato di “Luce”, il primo vero Re dell'universo che cedette il suo potere solo perché stanco di governare.
Dunque una Divinità primordiale molto potente potrebbe celarsi dietro al simbolo del Bafometto – Pan?
Non posso ne confermarlo ne smentirlo, è certamente un ipotesi da non scartare a priori.

Che i Cavalieri templari avessero adottato questa divinità successivamente a scoperte fatte in terra santa e basate sullo studio di antichi testi sacri?
Studi e verità scomode?

Non saprei...

Ciò che conta è che l'antico ordine sembrerebbe essere stato molto legato alla figura del Dio barbuto ed ancora oggi, osservando attentamente le architetture di molti antichi palazzi e chiese, è possibile rintracciare la sua immagine.

Articolo di Mario Contino
Copyright, vietata ogni riproduzione non autorizzata

domenica 14 giugno 2015

La Nolana Filosofia ( Vita, libero pensiero e martirio di Giordano Bruno.) - Recensione

Titolo: La Nolana Filosofia - Vita, libero pensiero e martirio di Giordano Bruno.
Editore: Forma Mentis
Autore: Mario De Marco

Recensione

Questo libro è affascinante e senza dubbio possiede tutte le caratteristiche per poter non solo approfondire le proprie conoscenze sulla tanto discussa figura di "Giordano Bruno" ma anche iniziare a conoscerla, se nel caso di primo approccio con questo "personaggio".
Una ricerca profonda ed accurata, frutto di grande sapienza e attenta valutazione delle fonti, certo l'autore non avrebbe potuto deludere le aspettative.
La cosa che più mi ha colpito è la costruzione dei capitoli relativi al processo del "Nolano", una descrizione così attenta che trasporta il lettore in altri tempi, leggendo l'opera mi pareva di rivivere le travagliate vicende narrate.
Il libro è ricco di spunti e pensieri di filosofi e ricercatori sulla figura e sulla vita di Giordano Bruno, pareri che spesso discostano dal comune pensiero sullo stesso ma sicuramente di grande interesse.
La lettura risulta piacevole e scorrevole, pur quando tratta temi ostici, questo è sicuramente dovuto alla grande esperienza dell'autore in grado di rendere semplice anche il "complicato", non deve essere stato facile costruire alcuni capitoli sulla base di antichi documenti ed ermetiche filosofie.

Un libro che consiglierei.

A cura di:Mario Contino

mercoledì 10 giugno 2015

Riflessioni sulla Reincarnazione

Chi studia il fenomeno “manifestazioni spiritiche” si imbatte prima o poi un un vero dilemma che esporrò di seguito e tenterò di “capire” con qualche considerazione che, lungi dal voler essere una qualche forma di verità, spero possa essere un buon punto di partenza tramite il quale giungere ad una migliore comprensione dell'aspra” questione.
Prima di procedere occorrono alcune considerazioni.
Il tema che tratterò è la probabile, o meno, capacità di reincarnazione dell'Anima” umana.
Ovvio che per far ciò occorre accettare l'idea di un' aspetto “immateriale” (alcuni direbbero energetico) presente nell'essere “umano” quale completamento della sua forma corporea (corpo-anima) , una coscienza che, al di la delle diverse definizioni che vedremo, – anche definire “anima” non è semplice come da me espresso in tale contesto - avrebbe una sorte X al momento in cui la vita dell'uomo giunge al termine.

C'è vita dopo la morte?
Questa domanda se la son posta migliaia di esseri umani in ogni era storica, continuano a porsela e, forse, lo faranno ancora per molti, si spera, anni a venire.
Nel corso dei secoli il pensiero è mutato molte volte, teosofie di vario genere hanno decretato varie possibilità per il “post-morte” dell'uomo, la cosa che più mi fa riflettere è l'idea in essere, a mio avviso dettata da una specie di autodifesa psichica inconscia, di sopravvivenza alla morte.
Spiegherò meglio quanto appena detto in seguito, per ora vorrei analizzare antologicamente le principali teorie in merito a tale certo evento che è parte integrale della vita umana, chi nasce deve morire, è una certezza da accettare.

Sappiamo tutti che per la civiltà Greco- Romana lo spirito umano distaccatosi dal corpo giungeva in un luogo ad egli destinato, inutile stare a ripetere la solita filastrocca, ciò che mi interessa ricordare è il fatto in essere, la convinzione di una continuità sotto altra forma.
Un po' più complicato il discorso per gli Egizi ma il succo non cambia, anche per questa interessante, antica civiltà, l'anima umana sopravvivrebbe alla morte corporale migrando in altra dimensione.
Discorso simile lo ritroviamo nelle religioni di derivazione ebraica, ergo: Ebraica, Islamica, Cristiana.
Cito queste tre che pur hanno il fermo dogma della migrazione dello spirito umano in una dimensione alternativa ove continuerebbe la sua vita sotto altra natura, differente dall'umana.

Spostandoci in Giappone, dove tradizioni e misteri certamente non mancano, cito la cosmologia Ainu. La loro religione è di tipo animista e quindi credono che ogni oggetto ed essere vivente sia dotato di uno spirito, per loro esisterebbero ben 6 “mondi” popolati da Divinità e /o da demoni a seconda dell'elevazione del piano divino in questione.
Senza dilungarci troppo, sarebbe fuori tema, possiamo affermare che anche per loro l'anima umana proseguirebbe il suo percorso “vivendo” in dimensioni differenti.

Vivere in una dimensione alternativa senza possibilità di ritornare su questo pianeta, in un corpo “umano”.
Questo affermano molte religioni, questo afferma soprattutto il Cristianesimo che però va oltre, non solo lo spirito vagherebbe in una differente dimensione ma anche il corpo che, nel “giorno del giudizio” sarebbe risuscitato, ergo ricomposto, e verrebbe destinato alla dimensione Paradiso, al Purgatorio o all'Inferno.
Per tale religione ogni possibilità di “ritorno” in un corpo sarebbe impossibile, ergo è inutile cercare di parlare di reincarnazione con un Prete...
Credetemi ci ho provato diverse volte inutilmente, se poi provate a citare possibili mal interpretazioni dei testi sacri è la fine, il già difficile dialogo cesserebbe all'istante.

L'ultima affermazione potrebbe riferirsi a molti culti, l'interpretazione mistico-esoterica delle sacre scritture mostrerebbe spesso possibili realtà alternative che preferisco, in questo contesto, evitare di trattare.
Andiamo dunque oltre.

Una delle filosofie che più mi affascinano e che tratterò con un pizzico in più di attenzione, cercando di non perdere il tema centrale di questa mia ricerca, è quella degli Indiani d'America secondo i quali esisterebbero 7 universi quali luoghi in cui abiterebbero differenti entità “viventi” ed un mondo ultraterreno nel quale dimorerebbe il Dio supremo “Grande Spirito”, concetto da me espresso in modo molto spicciolo ma spero ben comprensibile.
Il nostro specifico mondo sarebbe popolato di spiriti di varia natura che avrebbero differenti compiti, soprattutto sarebbero predisposti al controllo delle diverse forze della natura, ergo l'uomo e questi spiriti condividerebbero la stessa realtà in questa vita.
Il carattere attribuito a questi ultimi è pressoché neutro, potrebbero premiare o punire gli uomini a seconda del loro comportamento.
Gli esseri umani sarebbero dotati di uno spirito che “usa” il corpo quale rivestimento, in poche parole corpo da intendersi come mezzo dello spirito, che dunque riveste un importanza primaria già in fase di vita dell'individuo.
Ogni uomo sarebbe tenuto a curare il suo spirito in modo tale da prepararlo al momento in cui, alla morte, questo possa raggiungere il mondo del Dio principale attraversando il territorio degli spiriti.

A queste idee di vita in dimensione alternativa, ergo di una “evoluzione” spiritica lineare in cui uno spirito non ritorna mai su questo stesso pianeta in altre forme viventi, si contrappongono quelle filosofie che fanno riferimento al concetto di reincarnazione, queste ultime sono sicuramente (a mio modesto parere) più logiche in relazione ai concetti di uguaglianza di opportunità ed infinità giustizia che le varie religioni attribuiscono al Dio o agli Dei.
(Anche la logica è soggetta alla relatività, ergo la logica potrebbe essere illogica a volte)
Al di la del mio personale parere, che lascia il tempo che trova, tenterò di essere quanto più possibile neutrale in questa analisi, citerò quindi alcune delle principali idee relative alla reincarnazione in differenti religioni.

Per gli indiani Ojibwa del Canada gli esseri viventi sarebbero composti da un corpo fisico, un "ombra" e un'anima. L'ombra è legata sia al corpo che all'anima ed assiste quest'ultima nella percezione e nella conoscenza terrena.
Devo dire che questa concezione è interessante, come potremmo giudicare questa “ombra”?
Potremmo paragonarla a ciò che altre teosofie chiamano spirito, oppure è da considerare quale entità separata all'umano ma contribuente alla vita dell'uomo completo di corpo ed anima?
Per ora questo interessantissimo aspetto lo tralasceremo.
Per gli Ojibwa dopo la morte l'anima si separerebbe dal corpo e giungerebbe presso il paese delle anime dove attenderebbe di reincarnarsi di nuovo sulla terra.
Certamente una “corrente di pensiero” molto interessante, se pur da me trattato in maniera molto superficiale.

Nel Buddismo tale questione è trattata in maniera singolare, citerò l'indispensabile.
Verrebbe quasi spontaneo, in relazione al concetto di reincarnazione, far riferimento a questa teosofia, eppure non sarebbe propriamente corretto in quanto questa “corrente di pensiero” non contempla ciò che comunemente è definibile “anima” quale “SE” individuale.
Più corretto sarebbe parlare di “rinascita” e ciclo delle rinascite (Samsāra), regolate dalla famosa legge di causa ed effetto (Karma), tale percorso avrebbe quale fine ultimo il raggiungimento del “Nirvana”.
A mio avviso è interessante l'aspetto definibile come “lotta interna” grazie alla quale l'uomo vivrebbe soprattutto per conoscere il dolore.
Quanto appena detto è un mio personale parere e tale va considerato, però trovo sorprendente come tale filosofia reputi, indirettamente, la vita quale sofferenza, ciò deducibile dal traguardo del Non-Dolore rappresentato dal Nirvana.
Una vita quale prova da superare in cui l'ostacolo maggiore, sempre a mio avviso, è da individuare proprio nella presa di coscienza dell'illusoria felicità e del concetto stesso di “Dolore”.

Potrei continuare a citare Religioni e filosofie varie in merito al concetto di Reincarnazione o proseguimento di vita ultraterrena in altra dimensione ma sarebbe inutile, il succo del discorso non cambierebbe.
La cosa evidente è che una buona parte della popolazione mondiale, credeva e continua a credere nell'esistenza ultraterrena, o forse sarebbe meglio dire alla non cessazione della vita con l'atto della morte, che in entrambi i casi accomuna le differenti teosofie assumendo il ruolo di “trasformatore”.
Con la morte non solo il corpo si decompone, l'anima( forse termine improprio ma qui opportuno) si libera e si “trasforma”... In cosa?
Forse in ciò che dovrebbe essere?
Pur avendone l'aspetto, non è una domanda fuori luogo quella che ho posto, il mio dubbio, uno dei miei dubbi a dire il vero, è che l'anima nel corpo umano sia qualcosa di non naturale, qualcosa messa li per “errore” in un essere non pronto per ricevere tale “frequenza”.

Cosa centra ciò con la reincarnazione o la vita in altra dimensione?
Entrambi i concetti potrebbero essere errati ma custodire un fondo di verità che mescolatosi, nel corso degli anni, con varie interpretazioni ha originato tali teosofie.

Cosa potrebbe esserci dopo la morte?
Quanto fin ora ricercato non è certo materiale sufficiente a rispondere, o per meglio dire a tentare di rispondere, a simile quesito.
Cercherò dunque di reperire ulteriori informazioni da fonti alternative, le testimonianze di chi ha vissuto un esperienza di “pre-morte” potrebbero essermi d'aiuto.

Mi riferisco alle famose NDE (Near Death Experience ) nelle quali il soggetto interessato si risveglia da uno stato di coma o da una condizione di arresto circolatorio dovuto a differenti fattori.
La cosa che più mi sorprende è la descrizione che questi “sfortunati-fortunati” testimoni darebbero del loro temporaneo stato di post-morte.
Indipendentemente da età, condizioni sociali e culturali, religione ecc., tutti i loro racconti presentano elementi comuni, citerò i più noti:
  • Abbandono del proprio corpo (con possibilità di potersi osservare dall'alto e spesso di assistere ad eventuali manovre mediche)
  • Sensazione di pace interiore (descritta come uno stato di tale serenità che mai sarebbe stato provato in vita)
  • Difficoltà nel descrivere la realtà vissuta (Colori, immagini e sensazioni sarebbero vissuti come totalmente nuovi ergo sconosciuti e di difficile comprensione)
  • Attraversamento del famoso tunnel
  • Visione di esseri spiritici e di parenti defunti (La cosa curiosa è che sarebbero descritti con l'aspetto che avrebbero avuto in età media, ergo 25/30 anni. Questo aspetto lo si riscontra proprio nella cosmologia degli Indiani d'America, secondo la quale gli spiriti nell'aldilà avrebbero tutti la medesima età senza distinzioni)
  • Il ricordo di ogni istante di vita vissuta (Come la visione di un film che ritrae la propria vita attimo per attimo)
Potrei continuare ma mi fermo ai punti sopra indicati in quanto li ritengo validi al mio studio.

L'abbandono del proprio corpo indica una consapevolezza dell'atto di ABBANDONARE, ergo una coscienza che è cosciente di se stessa e dei fattori spazio-tempo se pur con differente interpretazione.
Questa forma cosciente valuta la distanza ed è consapevole della separazione dal corpo, interessante è il fatto che durante la vita non è sempre scontato aver coscienza di un “anima” unita al corpo materiale.
La pace descritta potrebbe essere considerata l'assenza dalla cognizione puramente sensoriale relativa alla permanenza in un corpo materiale.
La realtà vissuta viene ricordata perfettamente, la difficoltà starebbe nel descriverla.
Ciò mi porta ad ipotizzare una forma di memoria che, al momento della “memorizzazione” avrebbe lavorato con meccanismi differenti da quelli comunemente utilizzati dalla “mente umana”.
La visione di altri esseri spiritici mi lascia perplesso, anzi l'atto stesso di “vedere” è da ritenersi incredibile in quanto al di la della comune concezione che lega questa azione all'organo visivo “occhio”.
Come si “percepirebbero” tali immagini ?
Input diretti da coscienza a coscienza, forse, mentre differente dovrebbe essere la famosa visione della propria vita.
Sembrerebbe una cosa scontata avere il ricordo della propria vita ma il termine spesso utilizzato non è “Ricordare” ma “visionare”, come se in quel preciso istante avvenisse un Download dalla memoria installata nel corpo all'Hard Disk Virtuale che sapremmo utilizzare in quello stato.

Non sarebbe però descritto, in tale fase, il concetto di reincarnazione, in poche parole molti descriverebbero una realtà alternativa così meravigliosamente bella da far quasi rimpiangere la vita.
Uno stato di beatitudine che si interromperebbe bruscamente nel momento in cui si ha il “ritorno nel corpo”, accompagnato da rimpianto, dolore e sofferenza, a maggior accrescimento delle mie convinzioni di Vita = Dolore, per altro espresse proprio nel Buddismo.

Dunque la reincarnazione sarebbe pura utopia?
In base a tali esperienze, molte delle quali testimonierebbero anche l'incontro con l'essere di pura luce paragonato a Dio e descritto come fonte di ogni beatitudine, sembrerebbe che le teorie di vita ultraterrena in dimensioni alternative ad esclusione della reincarnazione siano veritiere, ma a mio avviso i conti non tornano ancora.

A supporto delle ipotesi sulle reincarnazioni, in periodo relativamente recente, si pone la filosofia “spiritista”.
Come già descritto in altre occasioni, in base a tale filosofia che trarrebbe le fonti informative dagli stessi “spiriti” comunicanti con gli esseri umani in vario modo, la reincarnazione non sarebbe solo una realtà ma una vera e propria possibilità da bramare con tutte le forze al fine di una completa redenzione e di un evoluzione spirituale.
Lo spirito umano si incarnerebbe molte volte e su diversi “mondi”, man mano più evoluti in relazione all'evoluzione stessa dello spirito.
Quest'ultimo aspetto lo si ritrova in altre teosofie, compresa quella da me citata in precedenza e relativa agli Indiani d'America, ciò non è certo prova di autenticità dell'affermazione ma certamente un punto in favore di tale possibilità, magari da reinterpretare.

Studi a favore della reincarnazione, a livello medico-scientifico, sono stati svolti diverse volte, i più interessanti sono quelli effettuati da Jim B. Tucker, direttore della clinica di psichiatria infantile della Università della Virginia.
Il Professore ha effettuato uno studio in particolare sui bambini che affermano di ricordare vite precedenti, bambini provenienti da ogni zona del mondo di età non superiore ai 7 anni, periodo dopo il quale tali memorie verrebbero “perdute”.
Alcuni bambini avrebbero ricordato nomi ed indirizzi di parenti (o ex parenti) residenti in città lontane migliaia di chilometri dal luogo ove il bambino risiederebbe, spesso in Nazioni differenti.

Questi studi sembrerebbero dar per scontata la realtà della reincarnazione ma, sempre a mio avviso, qualcosa continua a sfuggire a tale scenario.

Da quanto in precedenza detto e da mie riflessioni in merito a tale tematica potrei ipotizzare quanto segue, utilizzando sempre e solo il “condizionale” quale forma verbale più idonea a tale personale pensiero.

La reincarnazione potrebbe non esistere così come ipotizzata, potrebbe essere una realtà derivante da illusoria percezione avuta in passato proprio a seguito di NDE.
L'errore sarebbe poi aggravato dall'interpretazione del “messaggio” che i vari medium avrebbero ottenuto tramite sedute spiritiche o altri mezzi.
Perché ipotizzo ciò?
Credo che ciò che chiamiamo “Anima” sia una “radiazione”, una “frequenza energetica” in grado di “apportare” coscienza ad un corpo.
Tale fonte di informazione sarebbe si limitata ma illimitata in relazione alla capacità umana di adoperarla e prima ancora percepirla.
Non mi riferisco a cattiva volontà ma a limiti strutturali del corpo umano.
Un esempio banale potrebbe essere quello del ricevitore TV, la classica antenna.
Il segnale è meglio ricevuto quanto più avanzata è la tecnologia ricevente, maggiore segnale equivale a migliore ricezione dei canali televisivi standard ma non solo, significa anche la possibilità di sintonizzarsi di canali a frequenze differenti.
Ecco, alla stesso modo il corpo umano “standard” potrebbe essere creato in modo tale da poter ricevere un tot percentuale di segnale “Animico”.
L'esperienza e la necessità di ricevere maggiore segnale potrebbe apportare un evoluzione fisica tale da trasformare l'uomo in qualcosa di differente, una specie di “Homo 2.0” per intenderci.
Tale possibilità accrescerebbe in una civiltà socialmente evoluta per “ascoltare” questi segnali dell'anima e desiderarne una “dose maggiore”, evidentemente non è un esigenza che l'odierno essere umano avverte, non in misura tale da dare il via a quello straordinario processo evolutivo poc'anzi ipotizzato.

L'anima non fungerebbe solo da trasmettitore ma anche da canale comunicativo in grado di assimilare nuove informazioni ed auto migliorarsi, una tecnologia che definirei “Divina”.

Alla morte dell'uomo l'anima si staccherebbe dal corpo, spesso in maniera brusca e non programmata, in tale atto alcune informazioni si perderebbero nell'etere continuando ad esistere come frequenza isolata.
Queste informazioni potrebbero essere in seguito captate da persone più sensibili che, a volte, le confonderebbero con i propri ricordi.
L'atto di morte violenta sarebbe spesso l'unica cosa ricordata dai bambini intervistati dal Prof. Tuker che, forse, in quella fascia di età sarebbero più sensibili (o percettivi, del resto è nota a tutti la teoria secondo la quale i bambini vedrebbero gli Angeli).

Stesso discorso potrebbe essere fatto in merito alle comunicazioni medianiche.
Il Medium entrerebbe in contatto con cosa?
Con lo spirito umano inteso nel comune modo o con una traccia di memoria che, sfruttando la mente del medium stesso, apporterebbe informazioni di “Tizio e Caio” già presenti in un immensa ed invisibile memoria virtuale?

A mio avviso la reincarnazione potrebbe essere possibile proprio come forma di “riesecuzione” di una traccia di memoria in un “hardware” (corpo) differente e tramite un “software” (mente) differente.
Reincarnazione di parte della coscienza, quanto basta per avere un errata percezione alla base della nascita di molte teosofie, a mio modesto parere.
Questa mia personale interpretazione potrebbe spiegare il motivo per cui l'anima umana si reincarnerebbe solo in esseri umani, e non in animali come affermano diverse teosofie.
In parole povere il corpo e la mente dell'uomo rappresentano un hardware adatto a tale scopo.

Spiegata la reincarnazione dunque?
Forse... Certamente non posso pretendere che tale ipotesi rappresenti una qualche verità, certo è che lo stesso meccanismo potrebbe spiegare anche le convinzioni delle religioni non inclini alla possibilità di reincarnazione dell'anima.
L'anima staccatasi dal corpo, il segnale non ricevuto fonte di coscienza, andrebbe via da questo mondo, o meglio, sarebbe da interpretare come tornante alla fonte (l'anima torna a Dio).

Certamente questo è un argomento molto delicato e di non facile comprensione.
Cercando di definire il fenomeno “post-morte” si intaccano religioni, credenze, filosofie varie e spesso molto antiche, l'importante è non pretendere di possedere verità alcuna e porsi in maniera tale da poter svolgere la propria ricerca in serenità.

Qualcuno adesso si starà chiedendo: Se la tesi di questo autore avesse un minimo fondo di verità, perché le entità richiamate dai medium hanno citato più volte la reincarnazione quale mezzo evolutivo?

Tale domanda, potrebbe trovar risposta in un altra realtà: La probabile esistenza di molte altre entità in grado di manifestarsi come coscienza individuale del “caro defunto”, ciò traendo informazioni proprio da quell'immenso archivio precedentemente ipotizzato, sede anche dell'informazione strutturale del corpo fisico (una specie di schema per riprodurre l'immagine del corpo umano così come noi la ricordiamo).

Altra ipotesi da tenere in considerazione è legata al richiamo inconscio.
La nostra mente, involontariamente o volontariamente (ciò più di rado), potrebbe richiamare tali informazioni e addirittura dar origine alla formazione di un corpo temporaneo strutturato di elementi fisici alternativi e più “volatili”, termine improprio ma credo utile alla descrizione.
Tale evenienza potrebbe essere alla base di molte manifestazioni in cui i testimoni affermerebbero di aver visto “un fantasma”.

La reincarnazione possibile dunque, a mio avviso, ma con caratteristiche un po' differenti da quelle comunemente ipotizzate.

Articolo di Mario Contino
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