mercoledì 19 agosto 2015

Documentario nelle Cripte - Ossario del Cimitero di Bitonto. A.I.R.M.

Video documentario girato nelle cripte-ossario del Cimitero di bitonto.
La morte tra culto e tradizione.
A cura di: Associazione Italiana Ricercatori del Mistero.





Mario Contino
Associazione Italiana Ricercatori del Mistero
www.associazioneairm.it

giovedì 6 agosto 2015

Credere o non credere nell'esistenza dei “fantasmi”?

Credere o non credere nell'esistenza dei “fantasmi”?

Molti mi hanno posto tale quesito, partiamo da questa domanda e cerchiamo di capire perché io credo ai “fantasmi” (chiamiamoli così per convenzione) e perché l'affermare la loro inesistenza è pressoché inutile per mancanza di prove, così come lo è affermare la loro esistenza senza lasciar spazio ad ogni RAGIONEVOLE dubbio.

Quanto segue è il frutto di mie interpretazioni personali, non voglio convincere nessuno e non ho interessi ad apparire come un professore, un santone e via discorrendo.
Mi è stata chiesta più volte la mia opinione e di seguito la darò, piaccia o meno non è un mio problema.

Fingiamo che esista un unico fenomeno alla base di ogni testimonianza nella quale un “essere umano” (indipendentemente da sesso, razza, religione, condizioni socio-culturali ecc) abbia dichiarato di aver visto un “fantasma”.
Cosa accade?
  1. L'opinione pubblica si divide in credenti e scettici
    [NB. Entrambi gli schieramenti hanno opinioni rispettabilissime fino a questo momento]
  2. Gli scettici iniziano a chiedere prove basate sul metodo scientifico alla cui base c'è la ripetibilità del fenomeno, e non solo ovviamente.
  3. Il testimone afferma che ciò è impossibile
  4. Lo scettico risponde che è tutto frutto di inganno dei sensi
    [ci può ancora stare]
  5. Il testimone insiste nel dichiarare l'autenticità di quanto vissuto
  6. Lo scettico inizia ad infierire mettendo in dubbio la sanità mentale del testimone.
  7. [qui casca l'asino]
Più o meno sono 10 anni che assisto a scene del genere, degne dei migliori teatri per burattini ed inutili ad ogni logico pensiero in grado di poter portare ad una qualche conclusione.
Proprio l'ostilità dello scetticismo-pregiudizio mi ha spinto a ricercare da me, per fortuna non sono tutti uguali, io stesso conosco persone scettiche (professori anche) inclini a non chiudere tale possibilità.

Il fenomeno esiste o non esiste?
A mio avviso non ha alcun senso affermare il contrario e vi dimostro il perché in poche righe.
  1. Tali fenomeni sono descritti in ogni era storica;
  2. Tali fenomeni sono descritti in ogni civiltà, spesso tra popoli mai venuti in contatto tra loro.
  3. Tali fenomeni sono causa di danno al testimone che si espone raccontandoli, ergo non ci guadagna nulla se non l'essere giudicato matto (escludo da tale contesto medium e santoni vari che spesso lucrano sulla buona fede altrui e sono la causa principale del blocco quasi totale di dialogo tra testimoni e scienza, a ragion di logica questa volta)
  4. Pur senza un indagine ufficiale, io credo che un buon 50% della popolazione mondiale creda a tali fenomeni.
Il fenomeno ergo esiste per logica, cosa sia è tutt'altro discordo.

Già detto in molte occasioni, affermare che i fantasmi esistono ha un limite dettato dalla parola fantasma che non sempre spiega, per definizione e consuetudine descrittiva, il fenomeno stesso.
Più logico pensare a diverse cause per fenomeni simili ma non identici, ciò lo si evince dalla seria osservazione delle testimonianze previo reperimento delle stesse da fonti poco inclini allo spettacolo o l'auto appagamento.

Lo studio scientifico, secondo i canoni standard, non è fattibile. Ma un ambiente controllato è possibile crearlo, tenendo presenti i fattori non controllabili.

Il metodo scientifico sperimentale impone quanto segue:
  1. Osservare un fenomeno e porsi delle domande.
  2. Formulare un'ipotesi, cioè una possibile spiegazione del fenomeno.
  3. Compiere un esperimento per verificare se l'ipotesi è corretta.
  4. Analizzare i risultati.
  5. Ripetere l'esperimento anche in modi diversi.
  6. Giungere ad una conclusione e formulare una regola.
Volendo indagare il fenomeno delle manifestazioni spiritiche secondo il metodo sopra riportato, messo a punto da Galileo Galilei nel 1600 (direi che è un po vecchiotto) cosa otterremmo?
  1. Osservare una manifestazione spiritica non è possibile se non tenendo in considerazione un alta percentuale di casualità. Poniamo per ipotesi che il ricercatore stesso sia il protagonista ed osservi il fenomeno.
  2. Si formula un ipotesi, tenendo in considerazione un enorme elenco di testimonianze ritenute degne di nota, ergo a seguito di un'indagine atta a stabilire similitudini e/o differenze tra i vari fenomeni... Poniamoci pure le nostre mille domande.
  3. Dal punto tre iniziano i problemi, poniamo che la mia ipotesi sia “ho visto uno spirito di un defunto, oppure uno spirito che sembrava un defunto di mia conoscenza”. Non posso sperimentare nulla con i mezzi tecnologici in mio possesso, perché dove indagherei? In una dimensione alternativa chiamata “altro mondo”? Impossibile probabilmente.
    Stesso discorso vale per gli altri punti trattati, ergo se gli scettici si fanno scudo dell'indagine basata sul metodo scientifico galileiano escludono di conseguenza ogni forma di studio in quanto è logico che tale metodo non è applicabile a questa ricerca.
Quindi adesso ci troviamo, anzi mi ritrovo a credere nell'esistenza di diverse forme spiritiche in grado di causare diversi fenomeni fisici, forse è studiabile il fenomeno prodotto: Suono, spostamento di oggetti vari, condensazioni vaporose, sbalzi termici eccc Ma non posso studiarne la causa con il comune metodo scientifico.
Per evitare problemi potrei affermare di essere pazzo, vittima di stress ed illusioni psichiche ecc..
Invece decido di ricercare, capire, non fermarmi all'ovvio e tentare ogni strada possibile per vewnire a capo di un enigma ignorato solo perché non si è in grado di ricercare secondo standard stupidamente ritenuti immutabili...
Questo è il mio pensiero, questo il motivo per il quale ricerco: CAPIRE COSA C'È OLTRE IL MIO NASO.

A questo problema però si unisce quello dello sfruttamento dell'altrui credulità, comportamento deplorevole che ogni giorno non solo lede a centinaia di persone già vittime di problemi psico-fisici ma mette in ridicolo la già poca credulità dei ricercatori che tentano una forma di approccio seria.

Articolo di Mario Contino 
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domenica 2 agosto 2015

Leggenda del folletto Tummà a Bari

Nella città di Bari, ormai quasi esclusivamente tra gli anziani, detentori di un antico sapere, è viva una leggenda che mi ha particolarmente colpito.
Per alcuni si tratterebbe solo di un'antica fiaba narrata ai bambini, per altri invece sarebbe una verità da custodire gelosamente, mi riferisco alla leggenda che vorrebbe spiegare la vera origine della folta vegetazione di Ulivi nella regione Puglia.

Questa narra l'avventura, o la disavventura, del Tummà, un antichissimo folletto dal naso molto pronunciato che sarebbe vissuto nella zona dove attualmente sorge la Stazione Ferroviaria. Come ogni folletto della tradizione popolare del Sud Italia, anche il Tummà era attratto da preziosi tesori, così un giorno si mise alla ricerca del tesoro smarrito dagli arabi in quella che allora era l'arida pianura pugliese.

Dopo giorni di tentativi e ricerche che non detterò i risultati sperati, il folletto fu colto da disperazione, tanto da scoppiare in un pianto inconsolabile. Solo il fazzoletto donatole dalla fata Dusica”, anch'essa “residente” nell'antica Puglia, tornava utile al folletto per pulirsi gli occhi dalle lacrime che in maniera copiosa finirono per inondare il suolo.

Grazie a quel magico liquido nacquero gli Ulivi di cui oggi la Regione Puglia va tanto fiera. Il Tummà, pur essendo meno noto di altri leggendari folletti presenti nel folclore Pugliese, ne conserverebbe alcune caratteristiche comportamentali.

Si narra che ancora oggi vaghi per il barese alla ricerca di quel fantastico tesoro, ovviamente ne custodirebbe già molti altri e, se qualcuno riuscisse a strappar via il fazzoletto donatole dalla Fata Dusica, sarebbe disposto a regalare uno di questi forzieri pieni d'oro pur di riaverlo. Una leggenda che dimostra, ancora una volta, l'antico legame tra il popolo pugliese e la natura, soprattutto con gli “spiriti della natura” che rappresentavano la personificazione di alcuni suoi aspetti.

Articolo di Mario Contino
Copyright, vietata ogni riproduzione non autorizzata
Articolo scritto per il Giornale Di Puglia