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giovedì 16 febbraio 2017

San Valentino e l'antica festa dei Lupercalia

San Valentino, il giorno da tutti conosciuto come “degli innamorati”, il 14 febbraio, è da molti atteso e desiderato, da altri odiato. Ma cosa cela in realtà questa data?
Il vero San Valentino, riconosciuta dalla chiesa cattolica, era vescovo e patrono della città di Terni e fu decapitato nel 273 a Roma, all’epoca della persecuzione dell’imperatore Aureliano.
Sembrerebbe fosse conosciuto come taumaturgo: gli si attribuivano cioè capacità miracolose di guarigione. Proprio per tali doti pare che venne chiamato a Roma dal filosofo Cratone che chiese all'uomo di far guarire il figlio gravemente malato, infermo (probabilmente una malattia che limitava i suoi movimento).
San Valentino promise la guarigione del giovane a patto che tutta la famiglia si fosse convertita. Il miracolo avvenne, il giovane guarì e la famiglia si convertì. Allo stesso modo la fama del santo crebbe tanto che l'uomo fu imprigionato e torturato nel tentativo di fargli abbandonare la sua fede.
In seguito, venne decapitazione ed alcuni allievi di Cratone, anch’essi convertiti, portarono la sua salma presso Terni e lo seppellirono. Col tempo la figura del santo si confuse con quella di un altro uomo, anch'egli di nome Valentino, che risulterebbe essere stato un grande benefattore mai canonizzato.
Chiaramente nella leggenda legata al Santo, come credo sia chiaro, non c'è alcun accenno ad innamorati, anzi, come quasi tutte le storie dei santi vi è morte e tortura.
San Valentino fu associato agli innamorati per pura confusione e ciò dipese dal fatto che quando venne diffuso il suo culto, nella specifica data, si era molto vicino l’inizio della primavera nel calendario giuliano in uso all’epoca.
La primavera è la stagione del risveglio dell’attività amorosa negli animali e questo contribuì alla nascita di ulteriori leggende che decretarono San Valentino quale protettore degli innamorati. Una di queste narra che il santo era solito offrire un fiore colto dal suo giardino alle giovani coppie che vi transitavano davanti.
Sembrerebbe, in realtà, che nel 496 d.C., Papa Gelasio I volle porre fine ai Lupercalia, gli antichi riti pagani dedicati al Dio della fertilità Luperco, ovviamente in un modo classico, ossia sostituendo la festa con un rito Cristiano.
I Lupercalia si festeggiavano il 15 febbraio, ed il momento più sentito dei festeggiamenti si aveva quando le matrone romane si offrivano spontaneamente alle frustate di giovani uomini nudi, devoti al selvatico Fauno Luperco, il tutto avveniva per le strade.
Donne e uomini erano nudi, convinti che il rito portasse amore e fortuna; in quest'ottica Papa Gelasio I decise di spostare i festeggiamenti al giorno precedente - dedicato a San Valentino - facendolo diventare di conseguenza il protettore degli innamorati.
Man mano, quindi, il rito pagano venne dimenticato e sostituito da quello cristiano.

Mario Contino
Articolo per: Giornale di Puglia

lunedì 6 febbraio 2017

LIBRO: “Templar order. Il cammino dei templari. La via verso la saggezza”

Oggi vorrei presentare un libro molto interessante, dal titolo:
Templar order. Il cammino dei templari. La via verso la saggezza”

L'autore del libro è Domizo Cipriani: Gran Priore del Principato di Monaco dell'Ordo Supremus Militari Templi Hierosolymitani, che in questo libro raccoglie le sue riflessioni e le sue conoscenze sulla storia e la spiritualità “templare”

Dalla quarta di copertina del libro, possiamo trarre le seguenti informazioni sull'autore:

Nato a Milano il 14 luglio 1969, DOMIZIO CIPRIANI è cresciuto a Milano fino all’età di 29 anni, ove ha portato avanti l’attività di famiglia nel settore delle costruzioni. Sportivo semiprofessionista, è pilota di auto e moto nell’enduro e nei rally raid, maestro di arti marziali con tre cinture nere in differenti discipline. È sempre stato attirato dalla ricerca della gnosi e della verità e questo è dovuto anche al peso del nome che porta. A 29 anni si trasferiva nel Principato di Monaco per sviluppare il suo lavoro anche nel campo finanziario, ove fondava delle società con le quali oggi lavora come consulente finanziario internazionale. Nel 2010 ha il grande onore di poter riattivare l’Ordine dei Templari di Montecarlo e viene nominato, per il suo background, Gran Priore Magistrale.”

L'autore ci informa che Tutte le royalties a lui spettanti dalle vendite, saranno devolute in beneficenza per aiutare i bambini con l'AMADE MONDIALE.

Certamente un titolo, ed un autore, che destano interesse, riscoprire il passato potrebbe realmente riaccendere quella spiritualità latente che è alla base di un evoluzione umana sempre meno probabile?

Non ci resta che scoprire se il contenuto del libro possa suggerirci una risposta. 

Mario Contino

domenica 29 gennaio 2017

Il folletto del folklore italiano, la sua probabile origine romana. Breve sintesi.


I Lari (dal latino lar(es), "focolare", derivato dall'etrusco lar, "padre") sono figure della mitologia romana che rappresentano gli spiriti degli antenati defunti, protettori della casa ed impegnati a
vegliare sul buon andamento della famiglia.

Agostino di Ippona nella sua opera “La città di Dio”, li identifica come anime buone, o meglio, cita Apuleio che li descrive nel seguente modo:

“Apuleio afferma inoltre che anche l'anima umana è un demone e che gli uomini divengono Lari se hanno fatto del bene, fantasmi o spettri se hanno fatto del male e che sono considerati dèi Mani se è incerta la loro qualificazione.”

Esisteva una specie di classificazione di questi esseri, di norma si distinguevano: 

- Lares familiares: Lo spirito dell'antenato che veniva raffigurato con una statuetta, solitamente di terracotta o legno, chiamata sigillum (da signum, "segno", "effigie","immagine").
All'interno della domus (abitazione), queste statuette venivano collocate nella nicchia di un'apposita edicola detta larario e, in particolari occasioni o ricorrenze, onorate con l'accensione di una fiammella. Si chiedeva spesso l'aiuto ai Lari, per vari avvenimenti, ad esempio nascite, matrimoni, viaggi, erano dunque tenuti in grandissima considerazione.
Servio scrisse che il culto dei Lari derivava con molta probabilità dall'antica tradizione di seppellire in casa i propri cari defunti. Questi spiriti erano rappresentati iconograficamente in differenti modi, secondo Plauto venivano rappresentati come cani e le loro immagini venivano posizionate nei pressi della porta di casa, oppure come ragazzini di bassa statura con grandi calzali (probabilmente questa descrizione li avvicina molto all'odierna concezione del folletto). 
Così come oggi si celebra la festa dei defunti, a quei tempi, il 17 Dicembre, si svolgeva la festa dei Saturnali, durante la quale i parenti si scambiavano in dono i sigilla (statuine del Lari).

- Lares Pubblici: Che a loro volta si ripartivano in:
1. Lares Compitales: Lari degli incroci stradali;
2. Lares Permarini: Protettori della navigazione;
3. Lares Praestites: Di solito accompagnati da un cane e considerati protettori dei confini della città.
4. Lares Augusti: Lari della famiglia imperiale, in quanto protettori dell'Imperatore, erano ritenute divinità benefiche anche in tutto l'impero e venerate da tutti i sudditi.

Il termine Lario – Lares ben si accosta soprattutto al nome del folletto Pugliese per eccellenza: il Lauro.
Occorre anche considerare che un po' in tutto il meridione, ma soprattutto in Puglia e  specificatamente nel Salento, è ancora costume posizionare le fotografie ritraenti i cari defunti
(pagelline) su appositi altari, illuminati da lumini, a protezione della casa e della famiglia.

Nell'Impero Romano, oltre i Lari, erano note altre figure ben accomunabili al folletto, era conosciuto il culto del Genius Cucullatus ( cucullus indica il cappuccio), descritto come un adolescente con un berretto sul capo, conosciuto anche con il nome di Telesphorus.

Petronio nel Satyricon cita gli Incubones, geni dal cappuccio magico che renderebbero ricco colui
che riuscissero a rubargli il cappello:

“Quam Incuboni pilleum rapuissent, et thesaurum invenit, Petronio, Satyricon”.

I Geni erano per i romani protettori di natura benigna che, all'occorrenza, potevano divenire volubili e dispettosi, un po' come i folletti descritti nel folklore italiano.

Alla luce di quanto appena detto, sembra poter trovare giustificazione la mia precedente affermazione a proposito di una derivazione dell'immagine del folletto, risalente alla cultura romana.

Mario Contino
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