mercoledì 12 novembre 2014

La mente crea la realtà... Ergo anche alcuni eventi ritenuti paranormali?

Stavo riflettendo da alcuni giorni sulla possibilità di superare determinati limiti, grazie alla presa di coscienza di determinati fatti per me ormai indiscutibili ma non ancora ben delineati a livello concettuale.
Mi son chiesto più e più volte se questo mio limite concettuale, questa limitata capacità di definire determinati fenomeni sotto una forma ed una sostanza, fosse il motivo della scarsa o assente percezione degli stessi.
Come spesso accade quando mi sento un po' confuso, ho cercato di chieder consiglio al “vecchio” Albert Einstein, un uomo che reputo abbastanza simpatico, ho cercato in siti che pubblicano aforismi e citazione ed alla voce relativa allo scienziato ho trovato una frase veramente interessante.


Tutto è energia e questo è tutto quello che esiste. Sintonizzati alla frequenza della realtà che desideri e non potrai fare a meno di ottenere quella realtà. Non c'è altra via. Questa non è filosofia, questa è fisica. (Albert Einstein)”.


Tutto quello che esiste è energia, ed esiste una relazione tra frequenza, lunghezza d'onda ed energia.
In poche parole tutto ciò che noi percepiamo attraverso i nostri 5 sensi, è un costrutto mentale basato sulla percezione di parte dello spettro elettromagnetico, di energia che si propaga a lunghezze d'onda differenti e che “prende forma e consistenza” in relazione alla nostra percezione.

Secondo le ultime teorie della fisica delle particelle elementari, o fisica sperimentale, l’osservazione di un fenomeno influenza e modifica il fenomeno stesso.
Per osservazione è da intendere la presa di coscienza del fenomeno in essere, ergo la coscienza influenza in qualche modo la realtà.

Siamo punto e d'accapo!!!
Non è che questo mi aiuti più di tanto nelle mie strampalate ricerche ma è già qualcosa, andiamo avanti.

É chiaro che se la questione fosse tanto semplice come sembrerebbe, tutti potrebbero modellare la realtà a loro piacimento, ne risulterebbe una realtà sostanzialmente differente per ognuno, un vero caos, un disordine che non si addice affatto all'ordine che invece sembrerebbe dominare ovunque.
Per quanto riguarda la parte scientifica, ossia il concetto di “tutto è energia”, la questione sembrerebbe essere abbastanza chiara, ergo il problema deve in qualche modo riguardare gli uomini e la loro coscienza e, siccome il genere umano percepisce la realtà più o meno nel medesimo modo, è chiaro che il tutto deve essere legato ad una qualche forma di coscienza collettiva.
Per continuare ad analizzare questo aspetto non mi resta che dare prima definizione al concetto stesso di coscienza.

Per coscienza si intende la consapevolezza che il soggetto ha di sé stesso e della realtà che lo circonda e con la quale si rapporta quotidianamente... A grandi linee.
Esistono diverse definizioni della Coscienza in relazione all'ambito di ricerca nel quale essa si studia.

In Psichiatria con il termine “Coscienza” si intende la funzione psichica in relazione alla quale l'uomo è in grado di definire il proprio IO e separarlo dalla realtà esterna, dunque la coscienza apporta la consapevolezza della propria individualità.

In Psicologia la coscienza si definisce come la capacità di essere consci e si contrappone all'inconscio, ossia quella dimensione psichica contenente pensieri, emozioni, istinti primordiali, ed altri modelli comportamentali alla base dell'agire umano ma di cui il soggetto non è consapevole.
Soffermandoci sulle definizioni basilari di “Coscienza” in campo Psicologico e Psichiatrico, non è certo facile comprende come grazie a questa capacità l'uomo possa arrivare addirittura a modellare la realtà o ad ampliarla.
Certo è che in un universo in cui tutto è relativo, l'universo stesso dovrebbe essere relativo alla percezione che un individuo ha dello stesso, su questo non ci piove.
Io mi interesso però a tutti quei fenomeni rientranti nel cosiddetto “paranormale”, soprattutto alle presunte manifestazioni spiritiche di vario genere e natura.
Perché alcuni riescono a vedere e percepire gli spiriti ed altri non ci riescono?
Sarebbe troppo semplice dire che alcuni sono più sensibili di altri, ciò è scontato, è verissimo, ma non giustificherebbe ogni evento che in base a vari testimoni potrebbe verificarsi.
É anche sorprendente il fatto che alcuni degli eventi più significativi avvengano a persone fino a quel momento scettiche sul fenomeno, che solo in seguito cambiano opinione e modo di pensare.


Ricapitolando mi ritrovo con differenti parole chiave:
Realtà
Energia
Frequenza
Percezione
Coscienza
Non posso escludere lo scetticismo, vediamo un po' cosa è per definizione.


Lo scettico sarebbe, in linea di massima, colui che nega ogni verità differente da quella comunemente ritenuta valida, più nello specifico lo scettico non crede all'esistenza di alcun fenomeno “paranormale” ed è tanto convinto di tale sua verità da arrivare a criticare eventuali prove altrui senza apportare significative sue prove a sostegno della sua tesi.
Ci sono scettici che arrivano persino a negare l'evidenza stessa di un dato fenomeno reputato inesistente in maniera ostinata...


Forse è questo il punto.


Nel momento stesso in cui qualcuno nega ostinatamente l'esistenza di un dato fenomeno, impedisce alla sua mente di creare un immagine dello stesso, ergo per egli tale fenomeno realmente non esiste in quanto non concepito.
Chi invece, per un motivo x, riesce a concepire il fenomeno stesso e, a definirlo in un'ottica X, è in grado di percepirlo in quanto non nega alla sua mente la possibilità di creare l'immagine del fenomeno stesso.


Sarebbe come dire: “Se tu credi fermamente che uno spirito esiste, se riesci a lasciare spazio alla tua mente, affinché crei l'immagine dello stesso, allora tu lo puoi vedere e percepire.


Ancora c'è qualcosa che non quadra, la semplice volontà è veramente sufficiente?
Forse basta per iniziare ad incamminarsi lungo questo tortuoso percorso ma serve altro, ne sono certo.


Energia e Frequenza.
Spirito ed energia.
Differenti Spiriti = Differente energia con differente frequenza.
Anima = Spirito = Energia = Frequenza.


Corpo atto a ricevere l'anima, ossia a sintonizzarsi sulla sua frequenza per sfruttare la sua energia... Forse.
L'insieme delle informazioni prese da questo flusso potrebbe determinare la psiche, alcune elaborate in maniera conscia ed altre inconscia.


Se riuscissimo a sintonizzarci su frequenze differenti da quelle che siamo abituati a ricevere normalmente, ossia da quelle che ci danno facili informazioni da elaborare i maniera conscia, potremmo forse realmente percepire una realtà molto più amplia ed entrare in contatto con altri esseri ritenuti ad oggi improbabili?


A mio avviso è un discorso, che pur avendo alcuni limiti, quali ad esempio l'effettiva capacità di questo corpo-macchina di sintonizzarsi su altre frequenze, potrebbe in qualche modo funzionare, l'uomo creato e creatore a sua volta, un concetto molto affascinante.

Articolo di Mario Contino
Copyright, vietata ogni riproduzione non autorizzata


martedì 11 novembre 2014

La leggenda di San Martino

La festa di San Martino è da tutti conosciuta come una festività cristiana in cui, per qualche strano motivo, si aprono le botti per degustare il vino novello.
Sinceramente mi sorprende non poco il fatto che l'accostamento di queste due realtà: La festività sacra e l'atto legato al vino novello, non abbia mai insospettito nessuno, posso però capire che alla base di tutto vi sia non poca disinformazione e forse l'accostamento del vino al “sangue di Cristo”, come è noto nel Cristianesimo.
Cercherò di chiarire un po' le idee in merito all'antica festa del'11 Novembre.


La Religione Cristiana festeggia in questa Data il Santo Martino di Tours, nella festa conosciuta come “Estate di San Martino”, legata alla leggenda che di seguito riporterò brevemente.


“Martino era un forte e valido Cavaliere, un giorno in cui faceva particolarmente freddo e pioviggina, nel mezzo di una fitta nebbia, l'uomo proseguiva in groppa al suo destriero intento a raggiungere la sua meta.
Improvvisamente notò un povero mendicante fermo sul ciglio della strada, era praticamente nudo tanto erano poveri i suoi vestiti e tremava per il freddo.
Martino non ci pensò due volte, non aveva con se denaro, ne altri indumenti da poter donare al mendicante, l'unica cosa che portava con se era il suo stesso mantello, indumento che lo proteggeva dal pessimo clima di quel giorno.
Scese da cavallo, taglio in due il mantello con la sua spada e ne donò metà al mendicante.
L'uomo accettò di buon grado il dono, sorrise e ringraziò Martino dicendo: “Il signore te ne dia merito”, si alzò e scomparve nella fitta nebbia.
Martino ora era poco coperto ma felice per aver aiutato il vecchietto, improvvisamente la nebbia si diradò, le nubi lasciarono il posto ad un tiepido sole e la temperatura divenne gradevole, Dio aveva ricompensato il Cavaliere per il suo nobile gesto.
In seguitò il cavaliere sognò Gesù e si convertì al Cristianesimo”


Pochi sanno che in questo periodo esistevano già delle feste precristiane, feste che inizialmente furono perseguitate con l'intento di cancellarne il ricordo ma che, in seguito alla presa di coscienza che le stesse erano troppo radicate nella cultura contadina del tempo, furono adattate alla nuova Religione nascente.
Il periodo che va dal 1^ Novembre al 11 dello stesso mese, il Cristianesimo riconosce ben 3 festività importanti:
1^ Novembre festa di Ogni Santi
2 Novembre Commemorazione dei defunti
11 novembre festa di san Martino di Tours.
Benissimo, la notte tra il 31 Ottobre ed il 1^ Novembre è ormai da tutti conosciuta come notte di Halloween ma in realtà si tratta dell'antico Capodanno Celtico che neanche a farlo apposta durava 11 giorni terminando l'11 Novembre in un periodo in cui si susseguivano diverse cerimonie.
Non è tutto, sembra che i Celti venerassero anche un “Dio Cavaliere” che galoppava un cavallo nero ed indossava una mantellina nera e corta, era un dio protettore della natura, vi ricorda qualcosa?
Ai posteri l'ardua sentenza direbbe qualcuno.


Per quanto riguarda il vino novello, diciamo che poco centra con la festa religiosa, semplicemente la ricorrenza cade nel periodo in cui le vecchie botti dovevano essere svuotate per conservare il vino novello, quindi spesso si festeggiava con questa bevanda per consumarla e non sprecarla. D


Ancora una volta viene utilizzata un antichissima ricorrenza per un nuovo culto e, cosa ancor più grave, molti sembrerebbero ignorare sia il mito Celtico che la credenza Cristiana.

Articolo di Mario Contino
Copyright, vietata ogni riproduzione non autorizzata

Articolo scritto per il: "Giornale di Puglia"

domenica 9 novembre 2014

Uomini vissuti tanto a lungo da essere Dei

Esistono molte teorie sugli antichi Dei, tutte valide fino a prova contrarie e tutte, inutilmente, basate su ipotesi filosofico religiose.
Sia chiaro che quanto seguirà sarà solo il mio personale punto di vista sulla questione e che con tali ipotesi non intendo ne andar contro ad illustri professori che hanno ipotizzato probabili realtà differenti da quelle che saranno da me espresse, né convincere alcuno della probabile veridicità delle stesse.
Questo articolo vuole solo essere uno spunto di riflessione, forse utile, forse inutile, certamente importante per il sottoscritto, e tanto basta perché io provi a condividere queste idee con voi, discuterle e forse giungere ad un qualche migliore risultato.


Sin da piccolo ho sentito parlare degli antichi Dei, si, anche di un unico Dio ma la questione legata al politeismo e a questi Dei che tanto sembravano somigliare, per alcuni versi, agli esseri umani, mi ha sempre affascinato.
Ricordo ancora la mia prima gita a Paestum, nel salernitano, l'antica città della Magna Grecia chiamata con il nome di Poseidonia in onore del Dio Poseidone, con i suoi fantastici ed imponenti Templi.
Ricordo poi la voce della maestra, che ci insegnava cosa fosse il politeismo e quali fossero gli Dei Greci e Romani, le loro caratteristiche, i loro compiti, il loro pessimo carattere alcune volte, eppure io tanto pessimo non lo trovavo, ma allora ero solo un bambino curioso, e a pensarci bene lo sono ancora.


Una cosa sembrava accomunare tutti questi Dei, erano Immortali.
Per molto tempo ho pensato all'immortalità in relazione al comune modo di intendere tale termine, ossia la capacità di vivere in eterno, affascinante, ma anche estremamente triste pensai, immaginavo me stesso nell'improvviso ruolo di essere immortale, i miei sentimenti mi avrebbero logorato, ergo se questi esseri descritti come uomini e donne potentissimi, bellissimi ed immortali fossero esistiti realmente, probabilmente i loro sentimenti sarebbero dovuti essere diversi, o diverso il modo di porsi in relazione a questi.


Uomini o solo Esseri somiglianti a questi?


L'età media di un uomo, oggigiorno, è di circa 80 anni, mi riferisco ad una media basata sulla popolazione occidentale.
Certamente al tempo degli antichi, ma forse neanche tanto, Dei greci e romani, l'età media era più bassa a causa di condizioni socio culturali ed igienico sanitarie.
Poniamo per ipotesi che un uomo viva in media 70 anni, se un altra entità a lui rapportabile potesse vivere 500 anni, questa sarebbe considerata Immortale dall'uomo che, ai tempi, non si poneva il problema di un tempo relativo al suo status di Uomo in relazione a probabili altri esseri viventi più evoluti e longevi?


Un Dio era, tranne alcune eccezioni, descritto come:
Alto
Di bell'aspetto
Muscoloso
Formosa (se al femminile)
Fortissimo più di qualunque altro uomo ecc


Dai caratteri somatici umani, ma non umani nella sostanza, forse.


A volte questi Dei si uniscono con gli uomini, soprattutto con le donne, e nascono i semi-dei, uomini mortali dotati di forza e talenti fuori dall'ordinario, in cerca forse dell'immortalità che sentono loro ma non riescono a raggiungere se non attraverso fatiche e prove disumane.
Uomini che tendono al Dio, al trascendente.


Personalmente ci vedo nascosto un suggerimento:
Ad un certo punto, dopo aver modellato l'uomo stesso con insegnamenti vari ed averlo aiutato in una primissima evoluzione, alcuni Esseri definiti Dei, si unirono (sul come si potrebbe discutere molto) con le Donne terrestri (umane) creando uomini diversi, capaci di continuare il cammino evolutivo ma ad una condizione, la ferma volontà di giungere alla meta, ossia raggiungere l'elevazione di chi ha contribuito alla trasformazione del suo DNA.


Solo fantasia forse... o forse no, questo per mia sfortuna ed attuale limite non so ancora chiarirlo.


Torniamo al tema principale, la longevità di questi esseri che fu scambiata per Immortalità, proverò a fare qualche ragionamento ipotizzando che l'immortalità effettiva non esista.


Nella Bibbia è pieno di esempi che citano uomini dalla vita lunghissima, il Patriarca Matusalemme sarebbe vissuto 969 anni, impensabile per l'uomo attuale, o mi sbaglio?
Adamo fu creato dall'uomo per vivere in eterno e fu solo in seguito che mangiando il frutto della conoscenza del bene e del male fu condannato alla morte.
Condannato sarà poi il termine giusto?
Secondo alcuni traduttori l'antico ebraico (Adam) non è riferito ad un uomo di nome Adamo ma all'intera umanità nella sua totalità di uomini e donne, ergo la creazione della donna dalla costola significherebbe tutt'altro, ma è un altro discorso.
Dal momento che Adam mangia la mela, diventa come Dio, ed ha la conoscenza del bene e del male, ma a mio avviso non è un passaggio immediato.
Il diventare come Dio potrebbe essere visto come la possibilità di farlo, attraverso un evoluzione che, obbligatoriamente, passa dalla morte attraverso la successione delle reincarnazioni, non è detto che queste reincarnazioni avvengano in corpi simili o su questo singolo pianeta.


Più L'uomo è vicino a Dio, più è “spiritualmente” elevato ed evoluto, tanto più evoluto è il suo organismo, forse plasmato da quella “frequenza” superiore che riesce a decifrare.
Tanto più longeva è la sua vita.


Che il Dio degli Uomini abbia un Dio a sua volta?
Non intendo ipotizzare ciò attualmente, senza prima aver ben analizzato quanto fin ora detto, ciò che volevo far risaltare era il concetto di Divinità forse attribuita ad esseri che oggi chiameremmo con altri appellativi, forse Alieni, forse altri, ed al tempo stesso volevo far riflettere sul concetto di Immortalità, forse dovuto ad una ma l'interpretazione del concetto del tempo.
Alcune Tartarughe, sul nostro stesso pianeta, hanno un età media di 150 anni, è impensabile che altri esseri possano vivere molto di più?


A voi riflettere.

Articolo di Mario Contino
Copyright, vietata ogni riproduzione non autorizzata.