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domenica 26 marzo 2017

Anomalia luminosa nel bosco. Ottobre 2015

Anomalia ripresa con fotocamera IR
Località: Salento - Puglia
Ore 23.00 Circa

Zona adiacente al mare.









































Mario Contino
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domenica 5 marzo 2017

morte e post mortem umano - Ipotesi e riflessioni

Chi viene al mondo scopre ben presto che alla fine dovrà morire, questa verità è da tutti conosciuta, da pochi accettata, dai più inutilmente fuggita.

Per definizione scientifica, la morte è lo stato in cui cessano le funzioni biochimiche indispensabili al funzionamento dell'organismo, la conseguenza è la cessazione della vita dello stesso.
Se pensiamo alla vita trascendendo il concetto individuale dell'essere e riferendoci alla “vita evolutiva” di un intera specie animale o vegetale, allora la morte diviene un passaggio fondamentale, obbligato oserei dire ai fini evoluzionistici.
Il momento successivo alla morte di un uomo è da sempre motivo di studio è riflessione, causa queste di paure spesso mascherate ma comunque presenti in ogni essere umano, la paura dell'ignoto.
Dal momento in cui il cuore si arresta, si ha una mancata ossigenazione delle cellule e dunque ha inizio il processo di distruzione delle stesse, noto come decomposizione.
La conseguenze a breve termine della morte fisica sono:
L'algor Mortis (raffreddamento del corpo),
Rigor mortis (rigidità del corpo),
Livor mortis (Coagulazione del sangue – colore violaceo della pelle).

Alcuni ricercatori dell'Institute of Health Ageing dell'University Colleg London in collaborazione con colleghi americani, belgi e greci, ha portato alla luce una sorprendente osservazione riguardante l'attimo stesso in cui la morte si palesa nel corpo.
È stato preso in esame un organismo relativamente semplice, un verme, e grazie a tecniche fotografiche e all'ausilio di speciali microscopi, si è osservato che lo spegnimento progressivo delle cellule si palesa con una reazione a catena visibile sotto forma di luce blu fosforescente che attraversa l'intero organismo, come un onda. Questo effetto è stato ribattezzato con il nome “onda della morte”.
Il Prof. David Gems ci spiega che gli sviluppi di tali osservazioni potrebbero essere sorprendenti, si potrebbe bloccare questo processo di spegnimento o ritardarlo per talune circostanze. Potrebbe essere arrestato, ad esempio, se attivato da un' infezione in una zona limitata del corpo, non sarebbe invece arrestabile se lo stesso si sviluppasse per vecchiaia delle cellule.

Guardando alla storia, possiamo notare che l'Homo Sapiens è stato il primo ad adottare metodi di sepoltura con l'intenzione di proteggere il corpo seppellito e preservarlo dall'attacco dei predatori. Probabilmente queste sepolture, datate circa 100.000 anni fa, rappresentano la conseguenza delle prime riflessioni dell'uomo sul perché della vita, sulla morte, e su un probabile proseguo di uno spirito sfuggito al destino del corpo.
La causa scatenante di tali riflessioni è ancora ignota, alcuni suggeriscono che l'idea di vita dopo la morte possa derivare da sogni aventi per oggetto persone defunte, altri invece, meno influenzati dal peso dell'idea comune accademica, osano citare eventuali manifestazioni di origine paranormale, ad esempio la vista dello spirito di un defunto.

Non si potrebbe parlare di morte senza citare, anche solo superficialmente, alcune allegorie sulla stessa.
La figura della morte quale “essere” che strapperebbe la vita separando l'anima dal corpo, è presente in forma diversa in molte culture.
Nella mitologia Greca possiamo riconoscere le tre Moire quali esseri superiori impegnate nel tessere il filo del destino degli uomini e reciderlo segnando la fine degli stessi, queste figure vennero riprese dalla civiltà romana con il nome di Parche.
C'è però da riconoscere che la figura greca che meglio rappresentava la personificazione della morte era “Thanatos”.
La rappresentazione allegorica più popolare della morte, resta quella di uno scheletro umano vestito con un saio nero e con cappuccio, lo stesso brandirebbe una possente falce per mezzo della quale taglierebbe la vita degli uomini, questa figura è conosciuta con diversi appellativi ma comunemente è citata come “Tristo Mietitore” o “Nero Mietitore”.

L'idea di morte personificata, come quella sopra citata, è generalmente rivestita di un carattere neutrale, considerata né buona né cattiva, un essere che semplicemente compie il suo dovere fin dalla notte dei tempi, per quanto triste ciò possa sembrare all'uomo medio.
Nelle religioni abramitiche è presente la figura di “Angelo della Morte”, possiamo ritrovarlo spesso citato nella Bibbia, ad esempio in Esodo, lo stesso è generalmente identificato con l'Angelo Azrael, stesso Arcangelo riconosciuto quale angelo della morte nell'Islam
Sempre nella Bibbia vi è un richiamo a “Morte” quale quarto cavaliere dell'apocalisse.

Voglio andare oltre il discorso religioso e riflettere un momento sulle probabili osservazioni alla base delle stesse filosofie sopra citate.
Immaginiamo un uomo (inteso come pluralità di individui), un essere vivo che ragiona e riflette sui concetti di vita e di morte, come continua a fare tutt'ora o come dovrebbe fare.
Ad un certo punto della sua storia evolutiva, l'uomo si accorge che la morte non rappresenta la fine, inizia a credere ad un dopo morte e lo fa in maniera bizzarra.
Se fosse un pensiero sorto per semplice paura della fine, non sarebbe nato il concetto di un dopo ambivalente, ossia di un futuro spiritico che potesse essere la punizione per una vita non sana e di cattivi principi, quindi dovrebbe esserci un altra idea alla radice del pensiero sul post-mortem.
Sia le religioni che prevedono una dimensione parallela dopo la morte (Paradiso, Eden, Purgatorio ecc), che quelle legate all'idea di un processo di reincarnazione, vorrebbero un evoluzione nel bene o una regressione nel male in relazione ai comportamenti tenuti durante la vita.
Nell'800 si ebbe un incremento delle testimonianze di comunicazione tra esseri umani e forme spiritiche, in relazione all'espansione dello “spiritismo” che si baserebbe su comunicazioni medianiche tramite medium e l'ausilio di diversi mezzi, tra i quali la tavola spiritica, in seguito conosciuta come OUIYA.
Secondo alcune comunicazioni, confessioni o insegnamenti impartiti all'essere umano dagli spiriti stessi, lo spirito nascerebbe esattamente neutro ed ignorante, secoli di evoluzione e di incarnazioni su differenti globi ed in differenti dimensioni porterebbero in fine alla perfezione ed al ricongiungimento all'uno universale definito come Dio.
In questa filosofia di pensiero non esiste la regressione dello spirito a livelli inferiori da quelli raggiunti ma, semmai, l'impossibilità di proseguire il percorso evolutivo intrapreso e restare dunque imprigionati in una data dimensione.

Io credo che la comunicazione spiritica intesa come umano-spirito, abbia limiti evidenti ma da tutti non considerati, forse per paura, forse per smisurato ego.
Basti considerare i semplici quesiti di seguito riportati:

Cosa si intende con il termine spirito?
Chi assicura ai contattisti che le voci, o gli stessi esseri contattati, non siano riflessioni incoscie della loro stessa coscienza, e che dunque non rispondano in maniera da accontentare il contattista stesso?
Se anche questi “esseri” fossero coscienze distinte dall'umana, ergo esseri dotati di autonomia e libertà, chi ci assicura che non rispondano in maniera tale da portare l'uomo verso una verità falsa e lontana dall'assoluta.

In poche parole, l'uomo non ha idea di cosa ci sia dopo la morte e se ne preoccupa, forse anche troppo, dimenticandosi che un istante prima della vita, forse, giaceva nella stessa condizione nella quale si troverà un istante dopo della morte.

Qualcuno quindi si chiederà:
Allora i fantasmi non esistono?
L'uomo non transita dallo stato materiale a quello spirituale attraverso la morte del corpo?

Non ho certezze in merito, però credo (mia convinzione personale) che qualcosa ci sia, se poi questo qualcosa rispecchi o meno le nostre aspettative, questo è un dato che potremmo valutare solo al di là della soglia della vita.
Nel corso degli ultimi anni ho studiato e ricercato molto in ambito spiritista, ho raccolto testimonianze, dati e tanto materiale che potesse servirmi per “chiarire” un po' le idee.
È ormai chiaro che il termine “fantasma” sia utilizzato in maniera tanto generica da risultare inutile ai fini di una ricerca, ed è anche ipotizzabile che esistano una pluralità di esseri che con la razza umana non hanno alcuna “parentela”, molti presenti su questo pianeta, forse, molto prima dell'essere umano.
La cosa che più mi sorprende è che proprio l'uomo sembrerebbe essere l'unico a non conoscere nulla con il post mortem, mentre gli altri spiriti citati dl folklore o nelle varie religioni si, loro avrebbero ogni informazione sul regno spiritico.

Ed ecco l'errore basilare che tutti commettiamo.
Il post mortem umano potrebbe non coincidere con lo stesso concetto di regno spiritico così come descritto nel folklore o in diverse teosofie.
Già, noi ci siamo prepotentemente auto invitati in un post mortem che, a mio avviso, non ci appartiene, è esterno al nostro concetto di spirito, tanto da condurci all'ideazione di intere filosofie inutili.

Gli spiriti avrebbero la loro dimensione, e potrebbero intromettersi (per vari motivi) nella nostra.
Noi avremmo la nostra dimensione che tale resterebbe pure nel post mortem, nel senso che la nostra coscienza potrebbe essere riciclata nel sistema, il nostro IO che sarebbe trascendente dal concetto di tempo e spazio in quanto ad esso legato solo nello stato di “fusione” al corpo, perderebbe i ricordi (biologicamente legati al corpo) ma non le emozioni vissute che potrebbero interagire con la traccia magnetica definita “IO individuale” e tutt'uno con l'IO collettivo, tanto da entrarne in risonanza durante e dopo la vita nel corpo materiale.

La morte dunque, come la vita, viene confusa, celata nel dubbio, solo perché l'uomo perde il senso di sé.
La coscienza sfrutta un corpo per riuscire a provare sentimenti derivanti dalle emozioni fisiche, non ha altra via per evolvere, per crescere.
Durante la vita l'uomo si perde, l'io si identifica con il corpo perdendo la sua individualità trascendentale.
Per porre un esempio, ipotizziamo un pilota di formula una alla guida di un auto tanto avanzata da rendere schiavo il pilota, in pratica durante la guida e per tutto il tragitto, il pilota crede di essere l'auto.
Servirebbe una presa di coscienza?
No!
Servirebbe vivere pienamente la vita tra gli alti ed i bassi, tra gioie e dolori, perchè siamo qui per questo, per gioire e per piangere, non per aspirare a qualcosa che si allontana da noi tanto più la ricerchiamo nel modo errato.

Certo esistono, ed ho raccolto, testimonianze che realmente sembrerebbero legate alle apparizioni di esseri spiritici dalle sembianze del “caro defunto”, come mai?
Alla base di quanto su esposto sembrerebbe impossibile ma non è così.
La coscienza umana, resasi autocosciente, potrebbe restare, per errore, legata a sentimenti umani.
In questi casi potrebbe riuscire ad influenzare l'intero sistema, darsi forma utilizzando particelle elementari ed interferire con l'uomo, con i suoi parenti o persone estranee.
Questo dovrebbe essere evitato poiché è ipotizzabile che sia un errore critico del sistema (usando uma metafora nota nell'ambito della programmazione software).
E cosa accade a seguito di tanti errori critici o di un errore critico non risolvibile?
Il sistema va in crash e si riavvia.
Ovviamente nel macro esempio umano si speri che tale sistema non vada mai in crash o per noi sarebbe la fine, sia dal punto di vista materiale che “spiritico-energetico”.

Vi è poi una possibilità da considerare.
Tutti noi utilizziamo internet, nell'etere viaggiano milioni di informazioni via wirless, cosa accadrebbe se di colpo tutta la tecnologia umana verrebbe annientata?
Queste informazioni verrebbero distrutte o resterebbero in “sospensione” nell'etere, in attesa di essere lette da una futura tecnologia?
Io ipotizzerei il secondo scenario ed ipotizzerei che lo stesso possa essere utilizzato per spiegare il ciclo vita – morte – reincarnazione.
Lo spirito, ossia la coscienza, potrebbe restare in uno stato di attesa fino a quando un corpo idoneo non si connetta ad essa, questo corpo, connesso alla coscienza, formerà un essere umano completo.
Il corpo memorizzerà informazioni che creeranno in carattere, e parte di queste informazioni (a livello sentimentale) saranno scambiate con la coscienza captata che diverrà IO dell'uomo.

Quanta confusione!!!
A voi il dibattito

Mario Contino 
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giovedì 16 febbraio 2017

San Valentino e l'antica festa dei Lupercalia

San Valentino, il giorno da tutti conosciuto come “degli innamorati”, il 14 febbraio, è da molti atteso e desiderato, da altri odiato. Ma cosa cela in realtà questa data?
Il vero San Valentino, riconosciuta dalla chiesa cattolica, era vescovo e patrono della città di Terni e fu decapitato nel 273 a Roma, all’epoca della persecuzione dell’imperatore Aureliano.
Sembrerebbe fosse conosciuto come taumaturgo: gli si attribuivano cioè capacità miracolose di guarigione. Proprio per tali doti pare che venne chiamato a Roma dal filosofo Cratone che chiese all'uomo di far guarire il figlio gravemente malato, infermo (probabilmente una malattia che limitava i suoi movimento).
San Valentino promise la guarigione del giovane a patto che tutta la famiglia si fosse convertita. Il miracolo avvenne, il giovane guarì e la famiglia si convertì. Allo stesso modo la fama del santo crebbe tanto che l'uomo fu imprigionato e torturato nel tentativo di fargli abbandonare la sua fede.
In seguito, venne decapitazione ed alcuni allievi di Cratone, anch’essi convertiti, portarono la sua salma presso Terni e lo seppellirono. Col tempo la figura del santo si confuse con quella di un altro uomo, anch'egli di nome Valentino, che risulterebbe essere stato un grande benefattore mai canonizzato.
Chiaramente nella leggenda legata al Santo, come credo sia chiaro, non c'è alcun accenno ad innamorati, anzi, come quasi tutte le storie dei santi vi è morte e tortura.
San Valentino fu associato agli innamorati per pura confusione e ciò dipese dal fatto che quando venne diffuso il suo culto, nella specifica data, si era molto vicino l’inizio della primavera nel calendario giuliano in uso all’epoca.
La primavera è la stagione del risveglio dell’attività amorosa negli animali e questo contribuì alla nascita di ulteriori leggende che decretarono San Valentino quale protettore degli innamorati. Una di queste narra che il santo era solito offrire un fiore colto dal suo giardino alle giovani coppie che vi transitavano davanti.
Sembrerebbe, in realtà, che nel 496 d.C., Papa Gelasio I volle porre fine ai Lupercalia, gli antichi riti pagani dedicati al Dio della fertilità Luperco, ovviamente in un modo classico, ossia sostituendo la festa con un rito Cristiano.
I Lupercalia si festeggiavano il 15 febbraio, ed il momento più sentito dei festeggiamenti si aveva quando le matrone romane si offrivano spontaneamente alle frustate di giovani uomini nudi, devoti al selvatico Fauno Luperco, il tutto avveniva per le strade.
Donne e uomini erano nudi, convinti che il rito portasse amore e fortuna; in quest'ottica Papa Gelasio I decise di spostare i festeggiamenti al giorno precedente - dedicato a San Valentino - facendolo diventare di conseguenza il protettore degli innamorati.
Man mano, quindi, il rito pagano venne dimenticato e sostituito da quello cristiano.

Mario Contino
Articolo per: Giornale di Puglia